Omicidio a Casalzuigno: «Non ho ucciso Roberto. Per me lui era un amico»
Emiliano Cerutti, 37 anni, è in carcere con l’accusa dell’omicidio di Roberto Colombo

Omicidio a Casalzuigno: «Non ho ucciso Roberto. Per me lui era un amico»

Per la prima volta parla in aula il presunto killer. Emiliano Cerutti si dice innocente e piange: «Da due anni sono in carcere e non so perché»

«Non ho ucciso nessuno, eppure sono in carcere da quasi due anni accusato di qualcosa che non ho commesso». È stato Emiliano Cerutti, 37 anni, arrestato il 10 febbraio 2014 con l’accusa di aver ucciso a Casalzuigno Roberto Colombo, 49 anni, a pronunciare queste parole ieri davanti alla Corte d’Assise presieduta da Anna Azzena.

«Non mi ha rubato nulla»

È la prima volta che Cerutti parla dell’accaduto e ieri, incalzato dalle domande del pubblico ministero Giulia Troina, ha raccontato ai giudici la sua verità. «Non sono stato io a uccidere Roberto - ha detto arrivando a commuoversi sino alle lacrime ricordando quello che ha definito un amico - non ho mai creduto che lui potesse aver rubato della marijuana. Ho sempre sospettato di un’altra persona». Colombo sparì il 23 settembre 2013 dalla sua abitazione di Cariola, frazione di Casalzuigno dove sia lui che Cerutti vivevano. A novembre dello stesso anno il cadavere del 49enne, invalido e affetto da disabilità motoria, fu trovato seppellito nei boschi circostanti Cariola: Colombo era stato ucciso con due colpi d’arma da fuoco, uno all’addome, e uno alla testa rivelatosi fatale. In paese tutti riferirono dei rapporti tesissimi tra Cerutti e Colombo “soci” nella coltivazione di marijuana (coltivazione poi trovata dai carabinieri del nucleo operativo di Luino) e delle accuse di Cerutti all’indirizzo di Colombo di avergli rubato un chilogrammo di marijuana. L’arma del delitto non è mai stata ritrovata, ma alcuni testimoni hanno riferito che Cerutti si era vantato di avere una pistola e in due hanno testimoniato di averla anche vista. Cerutti ieri ha spiegato in aula di non aver mai posseduto una pistola e che quella che alcuni hanno testimoniato altro non era «che una lancia dardi smontata». Cerutti ha spiegato di aver avuto in passato litigi con Roberto ma nulla di grave. Normali diverbi poi risolti senza problemi o strascichi. Lo stesso non si spiega il perchè «della brutta reputazione a Cariola. Non sono mai stato aggressivo. Forse è dovuta alle pressioni dei giornali».

Il giallo del piccone

Cerutti parla anche del piccone che un teste ha ricondotto a lui e che gli inquirenti hanno trovato a pochi centimetri di distanza dal luogo di sepoltura di Colombo. Per Cerutti si tratta di due picconi diversi: «Quello che il testimone mi ha visto utilizzare non è lo stesso piccone». Cerutti dice di non sapere chi possa aver assassinato Colombo, certamente non lui. «Forse qualcuno che apparteneva alla sua vita passata». Prima di Cariola, prima di conoscere lui. Si torna in aula a dicembre. In quella sede si entrerà nella fase di discussione del processo e l’accusa farà la sua richiesta di pena per l’i putato. «Ma io sono innocente - ha detto Cerutti - e sono in carcere da quasi due anni pur non avendo fatto niente».


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