Omicidio in Valcuvia, giuria tutta in rosa
Il corpo di Colombo venne ritrovato semisepolto nei boschi di Cariola, a Casalzuingo (Foto by varese press)

Omicidio in Valcuvia, giuria tutta in rosa

Il prossimo 15 aprile Emiliano Cerutti davanti alla Corte d’Assise per la morte di Roberto Colombo. Corte e giurati saranno soltanto donne. Un processo indiziario: manca ancora la “pistola fumante”

CASALZUIGNO - Omicidio Roberto Colombo: il 15 aprile si apre la Corte d’Assise. Sul banco degli imputati c’è Emiliano Cerutti, 36 anni, accusato di aver ucciso il quarantanovenne ex amico e pare ex socio in affari di droga, e di averlo sepolto nei boschi circostanti Cariola, località di Casalzuigno, nel cuore della Valcuvia, dove sia la vittima che l’imputato abitavano.
Cerutti comparirà davanti a una corte composta da sole donne. L’Assise sarà presieduta da Anna Azzena con Cristina Marzagalli a latere. Composta da sole donne sarà anche la giuria popolare.

Quel settembre del 2013

Colombo sparì dalla sua abitazione il 23 settembre 2013. Con lui sparì anche il suo cane. Gli inquirenti da subito sospettarono che quella sparizione non fosse affatto volontaria.
Il 2 novembre, infatti, fu trovata nei boschi la carcassa del cane di Colombo; l’animale era stato ucciso e chi ha agito aveva anche cercato di dare fuoco alla carcassa per eliminare tracce. Il 12 novembre è stato trovato il cadavere di Colombo: insacchettato e semisepolto nel bosco, con le mani legate, ucciso con due colpi di pistola alla testa come se si trattasse di un esecuzione.
A Cariola tutti avevano puntato il dito contro Cerutti descritto come un violento. Il processo è indiziario, bene lo sanno sia i difensori di Cerutti che la pubblica accusa. Non c’è, insomma, la pistola fumante. C’è però quella che potrebbe diventare una testimonianza chiave.
Uno dei residenti di Cariola, ascoltato dagli inquirenti, ha detto di essere stato minacciato da Cerutti con una pistola. A Cerutti era sparito un chilogrammo di marijuana e lo rivoleva. Il teste ha dichiarato di aver detto che non era stato lui a rubarla e Cerutti avrebbe replicato: «Allora so io chi è stato». Per il teste alludeva proprio a Colombo poi sparito e ritrovato morto.

Il mistero del Dna

La testimonianza confermerebbe il movente ipotizzato dalla procura di Varese. Anche se di quella pistola non si è trovata traccia né è mai stata trovata l’arma del delitto che potrebbe essere stata buttata ovunque. Su questa testimonianza potrebbe ruotare il castello accusatorio. Nel corso delle indagini, infatti, i rilievi scientifici non hanno dato riscontri.
In casa di Cerutti non è stata trovata traccia del sangue di Colombo. E vice versa. Inoltre su un pezzo di corda trovato sul luogo della sepoltura di Colombo le stesse analisi hanno rilevato la presenza di un Dna ignoto. Dna non appartenente né a Colombo, né a Cerutti. Di chi era quel Dna e perché era su quella corda?


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