Omicidio in Valcuvia, il mistero del Dna
Il cadavere di Roberto Colombo fu ritrovato semi sepolto nei boschi di Cariola, in Valcuvia

Omicidio in Valcuvia, il mistero del Dna

Nell’abitazione del presunto assassino non c’è alcuna traccia biologica riconducibile alla vittima. Spunta una nuova pista per l’uccisione di Colombo nei boschi di Cariola. «Nessuna prova concreta»

Omicidio Colombo: negativo il test del Dna. Nell’abitazione del presunto assassino non c’è alcuna traccia biologica riconducibile alla vittima. Gli avvocati: “Nessuna prova concreta. Verificare altre piste”. E’ quanto emerso ieri mattina in sede di incidente probatorio. Negative anche le perizie merceologiche su nastro adesivo e seghetti taglia nastro.
Marco Lacchin
e Paolo Bossi, difensori di Emiliano Cerutti, 37 anni, arrestato nel febbraio scorso per l’omicidio volontario di Roberto Colombo, 49 anni, scomparso dalla sua abitazione di Cariola il 24 settembre 2013 e ritrovato cadavere sepolto nei boschi circostante la frazione di Casalzuigno il 12 novembre 2013, segnano un punto importante. Quanto meno sul piano probatorio di natura scientifica.

In casa di Cerutti sono stati eseguiti due sopralluoghi. Il Dna di Colombo, ricavato dallo spazzolino da denti della vittima, non è risultato compatibile con nessuna traccia biologica scovata nell’abitazione del presunto killer. Il luminol, tra l’altro, reagisce anche alla ruggine.
In casa di Cerutti è stata trovata una traccia di sangue appartenente allo stesso Cerutti, fatto non insolito; mentre la macchiolina trovata sul bordo della vasca da bagno non è risultata essere di natura biologica. E ancora: il nastro adesivo usato per bloccare il cadavere di Colombo è risultato essere del normalissimo nastro adesivo compatibile con milioni di rotoli.
Stesso discorso vale per il seghetto a 15 denti utilizzato per tagliare il nastro. «Ne è stato comparto uno in un normale supermercato – hanno spiegato Bossi e Lacchin – E anche questo è risultato compatibile con i tagli riscontrati sul nastro usato per fermare il cadavere di Colombo».
Il giudice ieri ha restituito gli atti al pubblico ministero che continuerà con le indagini. «Manca un quadro probatorio concreto – hanno detto Bossi e Lacchin – A carico del nostro assistito a questo punto ci sono soltanto le dichiarazioni, tra l’altro riportate, su frasi e comportamenti che il nostro assistito avrebbe avuto”.

L’assenza del Dna dall’abitazione di Cerutti prova, quanto meno, che se Cerutti ha ucciso Colombo non lo ha fatto in casa sua. «Non solo – aggiungono i difensori – Sempre secondo le testimonianze riportate il nostro assistito avrebbe avuto una pistola. Che però non è mai stata trovata». Per i difensori «il delitto pare opera di un professionista – spiegano – che potrebbe non aver agito da solo visto che su un legaccio trovato vicino al luogo della sepoltura è stato isolato un Dna ignoto, non appartenente ne a Cerutti ne a Colombo». Gli stessi legali spiegano: «Colombo nei giorni immediatamente precedenti la sua scomparsa ha ricevuto la visita di alcune persone non residenti a Cariola e sconosciute agli abitanti della frazione. In quella pista potrebbero nascondersi informazioni preziose per arrivare alla verità».


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