Togliere l’eternit può “costare” anche un terreno
Immagine-simbolo di via Sanvito

Togliere l’eternit può “costare” anche un terreno

Amianto all’ex Aermacchi: pronto l’avviso di conclusione delle indagini per il patron Gianfranco Castiglioni. E la bonifica? C’è un fondo regionale al quale il Comune può accedere. E il recupero dei finanziamenti? Ci si potrà rivalere sulla proprietà aggredendone il patrimonio

VARESE - In questo caso il terreno sul quale sorge il complesso. Per una volta potrebbero non essere i cittadini a dover pagare. I fatti sono purtroppo noti. Il complesso del Gruppo Casti che domina via Sanvito Silvestre è ormai ridotto alla fatiscenza.
Non soltanto parti del tetto hanno collassato crollando, ma ci sono sette mila metri quadrati di eternit, amianto, che trasformano il complesso oltre che in una bruttura anche in una “bomba ecologica”.
Ne è consapevole l’amministrazione comunale che, come da norma, ha destinato a Castiglioni, quale legale rappresentante del gruppo, non una ma tre ordinanze di bonifica.

L’ultima il 20 ottobre

L’ultima reca la data dello scorso 20 ottobre. Tutte e tre le ordinanze sono state disattese; mentre il gruppo veniva coinvolto in una grossa indagine che nel giugno scorso aveva portato all’arresto di Castiglioni, del figlio minore e di due manager, per presunti reati finanziari e un’evasione fiscale quantificata in 63 milioni di euro.
Il patrimonio personale di Castiglioni è oggi tutto investito nel tentativo di salvare la parte sana del gruppo, ivi compresi svariati posti di lavoro. Quel mezzo milione di euro necessario per la bonifica dell’area difficilmente salterà fuori.
Mentre i residenti in zona sono in allerta, le fibre d’amianto causano infatti patologie devastanti, il Comune è quindi andato avanti con l’iter. Denunciando alla procura della Repubblica di Varese l’ex patron della Pallacanestro Varese.
Il pubblico ministero Annalisa Palomba ha indagato Castiglioni, acquisito le ordinanze disattese ed è ora pronta a chiudere le indagini mandando l’imprenditore a processo. Resta però il punto area. L’amianto alla fine è ancora lì dove era prima e a conti fatti, per la sicurezza dei cittadini, non è cambiato nulla. Il Comune di Varese a questo punto può procedere con la bonifica dell’amianto.
Ma anche in queste casse non avanzano 500mila euro. Stando alla normativa, però, così come accade per i rifiuti pericolosi, il Comune po’ accedere a fondi regionali per il saldo dell’intervento. L’ente potrà quindi rivalersi sulla proprietà morosa. E si torna ai conti piuttosto in crisi del Gruppo Casti.

Settemila metri quadrati

L’ente potrà rivalersi aggredendo il patrimonio riconducibile alla proprietà. In questo caso il terreno sul quale sorge il sito di via Sanvito Silvestre. Iter certamente non istantaneo e certamente tortuoso ma fattibile per garantire la salute pubblica dei varesini.
Castiglioni è indagato per non aver rispettato un atto amministrativo. In astratto, però, in futuro, qualora dovessero insorgere patologie collegabili alla presenza di quei sette mila metri quadrati d’amianto, i reati imputabili potrebbero essere altri e di altra natura.
Dalle lesioni sino all’omicidio colposo in caso di morti acclaratamente riconducibili a quella copertura mai bonificata.
È un’ipotesi limite in quanto non si sono per ora profilate situazioni di questo genere, né patologie sospette. Per il reato contestato dalla procura Castiglioni rischia una condanna sino a tre mesi di arresto.


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