Un albero e un’incisione immortale nel tempo. Stefano Mancuso è eterno, nel segno di Furia

Un albero e un’incisione immortale nel tempo. Stefano Mancuso è eterno, nel segno di Furia

Ieri è stata piantumata una quercia in onore del “Prof” per celebrare il vincitore del Premio Ecologia Varese

VARESE - È stata una serata densa di commozione quella di ieri, interamente dedicata al segno e al ricordo di Salvatore Furia, l’uomo delle stelle, colui che, varesino più dei varesini, arrivato ragazzino nell’immediato dopoguerra da Catania, aveva scelto la Città Giardino come un pioniere abbraccia una nuova terra e la trasforma e la sublima con la fatica, l’estro, la poesia.

E quella stessa poesia che gli faceva intravedere il trascendente nell’armonia del creato, l’anima in tutte le piante e in tutti i fiori e in tutti i sassi che gli capitavano sotto tiro, perché ovunque è il bello, ieri sera è stata portata ai Giardini Estensi: risalendo un poco oltre la biblioteca, dove c’è il faggio abbattuto, nel quale ceppo verranno intagliate da un artista tre figure di bambine a simboleggiare l’amicizia tra i popoli, proprio in quell’inizio di bosco è stato piantumato un albero, a ricordare la figura dell’indimenticato “Prof.” che agli alberi parlava, e che considerava numi tutelari di ogni luogo e di ogni consorzio umano.

Un unicum tutto varesino

Un giovane esemplare di Quercus castaneifolia, ossia una quercia a foglia di castagno originaria della Persia, messa a dimora lunedì – come recita la targa – ricorderà che il rinato Premio Ecologia Città di Varese intitolato a Salvatore Furia è stato assegnato al professor Stefano Mancuso. Una cerimonia semplice, alle sei e mezza di sera, l’aria tersa e un nutrito drappello di presenti fra autorità, dirigenti comunali, giornalisti e seguaci del grande faro varesino diventato stella fra le stelle nel 2010, il direttore dell’Osservatorio Schiaparelli Vanni Belli in testa, hanno salutato commossi questo rito antico e significativo, che ferma in un nuovo albero – e il Quercus castaneifolia è davvero un esemplare unico in Varese, come unico era Furia – la presenza del genius loci, o dello spirito di un luogo.

Un commosso Daniele Zanzi, figlio spirituale di Furia, ha condotto i lavori promettendo una messa a dimora ogni anno di una nuova pianta in un parco cittadino, sempre a testimoniare l’avvenuta consegna del premio, e salutando affettuosamente colui che nei suoi studi ha da poco dimostrato scientificamente che gli alberi sono veramente dotati di anima e di memoria, e che hanno sensazioni proprio come tutti gli esseri viventi del pianeta: quindi la benedizione tenera e antica di don Fabio Fantoni.

Il degno erede

Stefano Mancuso animo gentile e figura elegante, brillante ricercatore nato nel 1971, è il fondatore della neurobiologia vegetale: ordinario presso l’Università di Firenze e l’Accademia dei Georgofili, suo è il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale con sedi in Firenze, Kitakyushu, Bonn e Parigi; il New York Times lo ha citato fra i venti studiosi che influenzeranno maggiormente la divulgazione scientifica nei prossimi vent’anni.

Uno studioso colto e raffinato, che durante la serata in suo onore in Salone Estense ha tenuto una lectio magistralis affascinando tutti i presenti con l’eloquio tranquillo e le teorie scientifiche inneggianti alla poesia, da autentico emulo del “Prof.” Durante la cerimonia, che è stata aperta dai saluti del sindaco di Varese Davide Galimberti, del vicesindaco nonché mente del Premio Furia Daniele Zanzi, del direttore dell’Osservatorio Vanni Belli e del Rettore dell’Università dell’Insubria Alberto Coen Poresini, è stata assegnata a Stefano Mancuso una medaglia in oro zecchino recante un disegno dello stesso Furia – la medaglia originale del premio, lanciato nel 1973 dal fondatore della Cittadella e sospeso vent’anni più tardi - e che riproduce un seminatore e una pergamena illustrata da un acquarello di Marita Viola che si ispira a quella della Società Orticola Varesina e che ogni anno testimonierà un fiore diverso: quest’anno è stata scelta la camelia, che fu importata in Italia nella sua varietà floreale nientemeno che dal nostrano Luigi Sacco.

L’intensa serata è stata suggestivamente allietata dai canti degli alpini, che erano tanto cari a Furia; e siccome il rilancio del premio è frutto di un lavoro di squadra, è giusto ricordare chi ha lavorato alacremente dietro alle quinte per far volare alto il nome del più appassionato dei varesini: Serena Contini ed Elena Emilitri.

Un premio, quello intitolato a Salvatore Furia, che come il più visionario ed appassionato dei varesini, si propone di riportare Varese nel contesto del dialogo internazionale che merita da sin troppo tempo per attendere oltre.


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