I gamberi sono l’asse cartesiano intorno a cui ruota tutta la cucina
Un piatto di gamberi

I gamberi sono l’asse cartesiano intorno a cui ruota tutta la cucina

Esiste un decalogo per mangiarli e un rito da seguire scrupolosamente per poterli consumare secondo la tradizione

Gambrinus è un nome storico imprescindibile della ristorazione e in generale dell’enogastronomia italiana: lo afferma già la data che campeggia sotto l’effigie del suo marcio, “1847”; lo conferma l’importanza che ha assunto ben al di fuori dei suoi confini, ben saldi nella marca trevigiana.
Si tratta di decenni in cui in questo splendido scorcio di San Polo di Piave si fa da mangiare divinamente, si accolgono i viaggiatori con infinita gentilezza, si è creato un liquore diventato leggenda, si producono “goloserie” di ogni tipo.
Ma l’asse cartesiano intorno a cui ruota tutto è la cucina, «protagonista del nostro quotidiano e in essa abbiamo dato forma alla ricchezza della natura che ci circonda», raccontano sul sito ufficiale: «i nostri trisavoli, infatti, conoscevano il valore del cucinare con amore gli ingredienti del luogo, rispettando le cadenze delle stagioni, in stretto legame con le acque sorgive del fiume Lia e della campagna circostante».
E il fiume Lia al tempo era prodigo di quei gamberi d’acqua dolce oggi diventati una rarità, ma rimasti una delizia per intenditori. A essi il Gambrinus deve il suo nome, oltre che parte della sua notorietà tra i gourmet più attenti: da sempre sono in menu, rappresentando una delle ragioni per cui tanti clienti raggiungono il locale.
Esiste perfino un decalogo per mangiarli e un rito da seguire scrupolosamente per poterli consumare come da tradizione, con ironici dogmi ineludibili come indossare un apposito bavaglino e usare esclusivamente le mani.
I gamberi rappresentano il legame con la storia del locale, in un presente in cui la cucina del Gambrinus è diventata più moderna e attenta ai grandi temi dell’alimentazione, come vedremo in un prossimo articolo.
Tutto questo senza mai dimenticare le origini, quando «già nel 1847 accoglievamo, all’ombra di grandi querce, i signori veneziani e i viaggiatori di passaggio sulla direttrice che collegava l’antico feudo di Aquileia alla romana Opitergium, ora Oderzo e il Pan moro era rinomato per il suo delizioso profumo».
Tanti i ricordi personali e collettivi del Gambrinus, come quelli preziosi che Adriano Zanotto ci ha fatto il dono di raccontare.


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