Pechino, sì o no?

Pechino, sì o no?

Focus Cina - Il rapporto annuale della Camera di Commercio Europea fra incertezze e opportunità

Non sono buone notizie quelle che arrivano dal Business Confidence Survey 2016, il rapporto annuale realizzato dalla Camera di Commercio Europea in Cina in collaborazione con Roland Berger. Nel rapporto si descrive “il fallimento di Pechino nel mantenere le promesse relative ad un mercato più aperto nei confronti delle società straniere”. Un significativo 41% dei manager europei intervistati sta rivalutando le sue operazioni in Cina e progetta un taglio dei costi, anche attraverso una riduzione dell’organico presente sul mercato locale.
Il 47% delle aziende interpellate pensa di espandere le sue operazioni in Cina, ma il numero è in forte calo rispetto a quell’86% che nel 2013 puntava ad aumentare i propri investimenti nel paese. Dalla ricerca emerge altresì chiaramente come ci sarebbero molte più società pronte ad investire nel paese di mezzo anche domani, se non ci fossero le barriere che impediscono di giocare alla pari con le aziende locali.
Dal report emerge chiaramente come il rallentamento economico cinese continui a rappresentare una sfida significativa sia per le società cinesi sia per quelle europee. Le aziende del Vecchio continente però sono quelle che soffrono maggiormente la situazione a causa di un ambiente sempre più complicato sotto il profilo della regolamentazione, e senza la possibilità di giocare ad armi pari con le controparti cinesi. “Qualsiasi decisione importante, qualsiasi gara, automaticamente va a favorire l’azienda locale, non certo quella europea”, spiega una fonte a Mf/ Milano Finanza. “Così non è facile andare avanti – continua la fonte da Pechino – la stessa Cina perde molte opportunità. A chi conviene venire qui ed investire se queste sono le premesse?
Anche gli altri risultati del sondaggio condotto tra le aziende europee presenti in Cina sono sconfortanti. Il 56% degli interpellati afferma che è sempre più difficile operare in questo mercato (il 5% in più rispetto al 2015); il 57% percepisce di essere trattato in modo diverso rispetto alle aziende locali; il 58% parla di censura su internet citandola tra i “fattori che hanno un impatto negativo sul business” (un balzo del 17% rispetto al 2015); ben il 70% dei rispondenti non si sente più benvenuto in Cina rispetto alla percezione che aveva 10 anni fa. Altro segnale negativo riguarda la Ricerca & Sviluppo. Il numero di aziende disponibili a investire in innovazione in Cina sono scese dall’85% dello scorso anno al 72%, ad indicare che gli sforzi del Governo per attrarre investimenti nel settore non sono bastati.
Per la EUCCC in questo momento un accordo Eu/Cina sul fronte degli investimenti è necessario per ridurre le barriere di accesso al mercato. “Le aziende europee hanno bisogno di una roadmap – afferma il presidente della EUCCC – darebbe loro la fiducia che serve per impegnarsi ulteriormente nello sviluppo di questo mercato in un periodo difficile che resta caratterizzato dal rallentamento economico”. Il sondaggio, rivolto alle aziende europee, casca a fagiolo. Anche il segretario di stato Usa John Kerry ha chiesto ieri a Pechino di “togliere le barriere di tutti i tipi e i trattamenti non equi per le imprese americane”, che si sentono sempre meno benvenute in Cina. In occasione del Dialogo Strategico ed Economico Cina-Stati Uniti in corso a Pechino, Kerry ha spiegato che fattori come certezza, chiarezza e trattamento equilibrato sono cruciali per la fiducia del mercato. Kerry ha poi sottolineato come la nuova legge che renderà più stringenti i controlli sulle organizzazioni non governative a partire dal 2017 rischia di danneggiare gravemente la possibilità di lavorare nel Paese.
*giornalista MF - Milano Finanza


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