Insostenibile sofferenza del credito
Il protrarsi della crisi spinge i risparmiatori a rimandare consumi e investimenti in attesa di tempi migliori e più stabili

Insostenibile sofferenza del credito

Osservatorio - I dati del portale statistico della Camera di Commercio attestano il perdurare della fase critica

Crescono ancora, sul nostro territorio, i crediti in sofferenza, ovvero quelli che, con buone probabilità, non riusciranno ad essere riscossi: secondo i dati di OsserVa, il portale statistico della Camera di Commercio, a Varese ammontano alla fine di marzo 2016 a quasi 2 miliardi, più precisamente un miliardo 992 milioni di euro. Parliamo di un nuovo incremento del 5,2% rispetto ad un anno prima.
La crescita delle sofferenze a Varese è allineata con quella riscontrata a livello lombardo (+6,2%) e nazionale (+5,5%) e conta 16.718 affidati (+4,7% rispetto a gennaio-marzo 2015). Ciò che preoccupa di più, al di là del dato in sé, è tuttavia il percorso che ha portato fino ad oggi: dall’inizio della crisi le sofferenze bancarie sono costantemente cresciute fino ad arrivare a rappresentare il 9,7% degli impieghi complessivi, l’8,9% in Lombardia e il 10,1% in Italia.
Una situazione che paralizza il sistema del credito in un circolo negativo: l’alto livello delle sofferenze impedisce infatti agli istituti di erogare nuovi prestiti, deprimendo il credito. E i dati lo testimoniano: gli impieghi a Varese ammontano oggi a quasi 21 miliardi di euro, un miliardo e mezzo in meno rispetto a cinque anni fa, in particolare i prestiti alle imprese si attestano sui 7 miliardi e 800 milioni in sensibile riduzione rispetto a cinque anni fa quando erano 9 miliardi. Intanto crescono i depositi: il protrarsi della crisi spinge i risparmiatori a rimandare consumi e investimenti in attesa di tempi migliori e più stabili, incrementando così di 3 miliardi e mezzo il patrimonio bancario sempre rispetto a cinque anni fa.
«Non sono affatto sorpreso dei dati - commenta Luca Barni, direttore generale della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate - del resto, ragionando sui dati concreti e facendo mente locale agli anni che abbiamo alle spalle: come ci si può stupire che i crediti siano diminuiti in relazione a cinque anni fa?».
La crisi ci ha messo del suo: «Guardiamo i principali indicatori economici e già lì troviamo una risposta - aggiunge Barni - quanti punti di Pil sono stati persi in questi anni, di quanto si sono abbassati i consumi e i fatturati delle aziende e quante imprese sono sparite in questi anni? Il credito è la cartina di tornasole della salute economica; accompagna i piani di investimento delle aziende, finanzia i consumi delle famiglie, quindi determina il fatturato delle imprese». È un circolo virtuoso che in questi anni si è inceppato: «In questa zona, però, meno che altrove, perché i dati varesini sono di gran lunga migliori di quelli su base nazionale e migliori rispetto a quelli di altre zone della Lombardia. La BCC dimostra questo andamento con un +3,3% di impieghi a marzo 2016, un incremento che conferma un trend in atto dal 2014».
E in questo contesto è risultato anche fondamentale per le imprese, in questi anni, il ruolo dei Confidi: «E’ vero - conferma Lorenzo Mezzalira, presidente di Confidi Systema, il nuovo polo del credito lombardo - che ci sono situazioni di insolvenza e di difficoltà. Ma grazie al Confidi le imprese hanno trovato il sistema per continuare ad accedere al credito».
Il 98% delle pratiche deliberate da Confidi Systema giunge all’erogazione diretta: «Siamo in controtendenza: il Confidi - sottolinea Mezzalira - è nato proprio per sopperire a queste criticità. Le Associazioni hanno guardato avanti per il bene delle imprese: qui non si tratta solo di concedere credito, ma di riuscire ad arrivare ad erogarlo concretamente».
Il sistema, spiega il presidente di Confidi Systema, è molto semplice: «La nostra, instaurata con gli istituti di credito, è una collaborazione credibile perché abbiamo una forte solidità alle spalle che concorre alla formazione del nostro rating». Le imprese socie sono oltre 58mila con finanziamenti in essere che superano il miliardo e le insolvenze non arrivano al 5%.


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