La Siac è pronta a ripartire. E si salvano 185 dipendenti
Per la Siac, dopo anni difficili, è arrivata la svolta: si può ricominciare

La Siac è pronta a ripartire. E si salvano 185 dipendenti

Dopo la crisi - I lavoratori hanno approvato a maggioranza l’accordo raggiunto tra sindacati e nuova proprietà

Dopo anni di crisi e dopo il fallimento, l’azienda Siac di Cavaria con Premezzo è pronta finalmente a ripartire. Ieri pomeriggio, i lavoratori riuniti in assemblea hanno approvato l’accordo raggiunto tra i sindacati Fim Cisl dei Laghi e Fiom Cgil Varese con la nuova proprietà, la società Iamet, che si è aggiudicata all’asta, pochi mesi fa, l’azienda varesina, che produce stampi per la minuteria metallica.

176 sì, 27 no

L’accordo è stato approvato da una larghissima maggioranza di lavoratori; alla fine i voti favorevoli sono stati 176 contro 27 contrari. L’intesa prevede che la nuova proprietà assorba non più soltanto 162 lavoratori della vecchia Siac ma 185, consentendo il salvataggio di 23 posti di lavoro in più. Dei 27 dipendenti che non vengono assunti dalla nuova azienda, circa 18 di loro verranno accompagnati alla pensione nel giro di due anni e mezzo, periodo nel quale gli interessati saranno sostenuti dagli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione straordinaria o la mobilità, fino al raggiungimento della piena contribuzione. Dei circa nove lavoratori che restano fuori da questo elenco perché troppo giovani per essere accompagnati alla pensione, è previsto un piccolo incentivo di trentamila euro lordi da dividersi in parti uguali. Incentivo su cui i sindacati si sono impuntati e che verserà la società fallita e non la nuova proprietà e che in caso di fallimento, come la Siac, non è per nulla scontato riuscire ad ottenere. Un paio di ex lavoratori dell’azienda di Cavaria sono già riusciti a trovare una nuova occupazione, per gli altri c’è un impegno, da parte dei sindacati, a lavorare alla loro ricollocazione sul mercato del lavoro. Un altro aspetto importante dell’accordo approvato dai lavoratori riguarda l’applicazione del contratto di solidarietà difensivo per i prossimi due anni. Con il principio del lavorare qualche ora meno ma lavorare tutti, si è riuscito ad assorbire ben 185 dipendenti, quando all’inizio della trattativa la proprietà era partita da una base di 135, come numero ottimale per far ripartire la produzione.

Contratto di solidarietà

Il contratto di solidarietà sarà applicato parallelamente agli investimenti per il rilancio aziendale, che si snoderanno lungo il prossimo biennio; se i frutti di questo piano di investimenti dovessero dare risultati a stretto giro di posta, il contratto di solidarietà potrebbe essere superato anzitempo. Salvi anche i salari, nonostante le proposte dell’azienda di una pesante decurtazione. L’intesa raggiunta prevede nessun taglio agli stipendi, come la nuova proprietà invece aveva chiesto e il congelamento per i prossimi tre anni della quattordicesima, che tornerà ad essere erogata regolarmente dopo la sospensione triennale. Soddisfatti dell’accordo raggiunto, su cui verranno apposte oggi le firme delle parti e del voto largamente favorevole dei lavoratori, i sindacati. «Si tratta di un buon risultato - commenta Angelo Re della Fim Cisl dei Laghi - frutto di un lavoro unitario da parte dei sindacati che ha consentito di fare fronte salvaguardando il più possibile l’occupazione; purtroppo l’azienda si è irrigidita sulla quota minima ma esprimiamo grande soddisfazione per questo accordo». «L’azienda può finalmente ripartire, siamo alla fine del tunnel; abbiamo agito con oggettività e ragionando con la testa e non con la pancia».


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