«Qui curiamo 42 milioni di persone. Investiamo in un mondo di speranza»
La sede di Sanofi ha aperto i battenti per sindaci e scuole: un modo per entrare in contatto con il territorio

«Qui curiamo 42 milioni di persone. Investiamo in un mondo di speranza»

Sanofi Italia ha aperto ieri i battenti al territorio: «Trasparenza nei nostri valori». Il colosso farmaceutico fattura 1,6 miliardi: «E Origgio è un fiore all’occhiello»

ORIGGIO - «In Italia curiamo 42 milioni di persone con almeno uno dei nostri farmaci: questa è una grande responsabilità» ha sottolineato ieri Fabio Bergamini, responsabile public affairs di Sanofi Italia all’incontro istituzionale organizzato dalla sede di Origgio durante il quale la società ha voluto incontrare i sindaci del territorio, i rappresentanti delle istituzioni, della società industriale e della scuola. «Abbiamo voluto aprire le porte per renderci trasparenti nei nostri valori e nella nostra produzione» ha spiegato Bergamini «perché Sanofi è una multinazionale presente in Italia con sei siti produttivi e ciascuno di essi, come quello di Origgio, deve creare un valore per il suo territorio oltre che dei valori».

Più di 2.800 dipendenti

Sanofi è una delle principali realtà industriali del settore farmaceutico che in Italia oggi ha più di 2.800 dipendenti e un fatturato di 1,6 miliardi di euro e continua ad investire nella ricerca e nello sviluppo dei siti industriali. «Investiamo molto negli studi e nella ricerca – ha raccontato Bergamini – perché consideriamo quello di Sanofi un mondo di speranza: e nonostante tutto difendiamo il nostro Paese che a volte ci blocca, rendendoci meno competitivi rispetto ad altri paesi europei dove la ricerca procede più velocemente». «Lavoriamo per avere processi sempre più sani, più snelli e più etici ma vorremmo fossero anche più veloci». Sanofi è al secondo posto per fatturato tra le aziende farmaceutiche in Italia, dove ha una forte presenza industriale e per avere una misura degli impatti generati, considerando tutto il suo indotto, basti pensare che Sanofi rappresenta il 6% dell’impatto del settore farmaceutico sul Pil italiano e il 4% del contributo del settore all’occupazione nel Paese.

La casa dell’Enterogermina

Il sito di Origgio, in tutto questo, è un vero fiore all’occhiello: qui viene prodotta l’Enterogermina, il famoso riequilibratore della flora batterica intestinale, per i mercati di tutto il mondo. La sospensione di spore di bacillus clausii, qui viene coltivata, curata, sottoposta a decine e decine di processi di sterilizzazione e trattamento con una meticolosità e un livello di tecnologia ineguagliabili. Girare per ogni ufficio e ogni reparto dello stabilimento sembra di entrare in un enorme laboratorio: camici, cuffie, copriscarpe, per passare da un locale ad un altro bisogna attendere i tempi giusti affinchè venga ristabilito il corretto riciclo dell’aria. Se non entri lì dentro non te lo puoi immaginare che in quel flacone ci sia tutto questo. «Enterogermina ha una storia di cinquant’anni - ha raccontato Roberto Di Domenico, dello stabilimento di Origgio, nato nei primi anni settanta come centro di produzione del Maalox per il trattamento del bruciore di stomaco - ma viene venduto in tutto il mondo solo da una quindicina di anni, con ulteriori margini di espansione». Eppure è già registrato in oltre 70 Paesi e commercializzato in più di cinquanta, per una produzione di oltre 300 milioni di flacconi l’anno e più di 60 tonnellate di principio attivo.

Investimenti per 14 milioni

«Continueremo ad investire qui - ha sottolineato Di Domenico - sviluppando questo di Origgio come centro di eccellenza per Enterogermina e i probiotici, dando a questa realtà un ruolo sempre più importante nella competizione globale e nel rapporto con gli studi di nuovi prodotti e nel supporto alla ricerca scientifica». Promesse che già si vedono nei fatti: tra il 2013 e 2014 sono stati investiti nel sito di Origgio 5,6 milioni per incrementare del 50% la capacità produttiva di Enterogermina e altri 5 milioni investiti nel 2015 per il potenziamento delle utilities oltre ad un investimento di 2,8 milioni di euro per un impianto di trigenerazione.


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