«Sgomenti, così si vuole la rottura»
Nessun accordo tra le parti sociali al termine dell’incontro: continua la crisi della Mascioni (Foto by Varese Press)

«Sgomenti, così si vuole la rottura»

Mascioni spa - Le parole di Ernesto Raffaele, della Filctem Cgil. In ballo ci sono 118 posti di lavoro

Mascioni S.p.A.: rotto il tavolo delle trattative. Nessun accordo verbalizzato tra le parti sociali al termine dell’incontro di ieri mattina nella sede Univa: sempre più a rischio 118 posti di lavoro. L’azienda, attraverso un comunicato stampa, aveva anticipato l’esito dell’assemblea dei lavoratori, che aveva rigettato la proposta della società, lunedì prima che le organizzazioni sindacali comunicassero ufficialmente tale decisione.
«Siamo sgomenti di fronte a questa comunicazione in seno alla trattativa attraverso i media – commenta Ernesto Raffaele, della Filctem Cgil, parlando anche a nome dei colleghi Pietro Apadula, della Femca Cisl dei Laghi, Antonio Parisi segretario provinciale della Uiltec Uil e delle Rsu – anticipare una decisione non ufficiale prima di un incontro sembrerebbe mostrare la volontà da parte dell’azienda di rompere il tavolo a prescindere».
In ballo ci sono 118 posti di lavoro: erano 145 quelli individuati inizialmente; 27 lavoratori hanno accettato gli incentivi messi sul tavolo dalla Mascioni S.p.A per lasciare il proprio posto di lavoro.«L’assemblea dei lavoratori – aggiunge Raffaele – ha respinto all’unanimità la proposta della società. Giudicando insufficienti gli incentivi proposti. E giudicando insufficiente anche la “limatura” del numero di esuberi, parliamo di 10, 12 lavoratori, alla quale la Mascioni si è resa disponibile».

Il focus sulla nota

Raffaele precisa anche un passaggio della nota divulgata dalla società. «Nella nota si parla della proposta delle Rsu di sospendere per un triennio l’erogazione di alcuni elementi retributivi previsti dalla contrattazione collettiva – spiega il sindacalista – Proposta che, è sempre stato dichiarato, doveva essere vagliata dall’assemblea dei lavoratori che l’ha bocciata in larga parte. Aggiungiamo che è la società a dichiarare troppo costosi gli ammortizzatori sociali e a non lasciare spazio ad alcuna trattativa in tal senso». Le organizzazione sottolineano come «le decisioni prese dalla società vanno ad infierire su una zona già economicamente in difficoltà. Non esistono grandi realtà produttive qui entro le quali i lavoratori possano ricollocarsi – aggiunge Raffaele – Non è che i lavoratori non abbiano in ogni modo cercato di ricollocarsi, è che non ci sono opportunità». E adesso 118 lavoratori sono a rischio. I prossimi passi saranno il 13 settembre con un nuovo incontro tra le parti sociali su tavolo provinciale. Quindi qualora non venga raggiunto un accordo, si passerà al tavolo regionale. Se fallisse «le parti sarebbero libere di agire», spiega Raffaele. In questo caso l’azienda sarebbe libera di procedere con i licenziamenti. «E le organizzazioni sindacali – conclude Raffaele – sarebbero libere di mettere in campo tutte le forma di tutela per i lavoratori. Affinchè ogni procedura venga seguita a norma di legge». Settimana prossima, dunque, nuovo incontro. I lavoratori hanno detto chiaramente che le soluzioni proposte dall’azienda sono insufficienti. In particolare, come si diceva, a fronte dell’assoluta difficoltà di una ricollocazione sul breve periodo con famiglie da mantenere e mutui da pagare. L’azienda non ha del resto mostrato volontà di andare oltre quanto proposto sinora. Per la Valcuvia le ombre sono estremamente scure. Si prospetta un autunno estremamente difficile sotto il profilo occupazionale.


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