Il ritorno nell’Italia che vale la pena di aiutare

Il ritorno nell’Italia che vale la pena di aiutare

Non soltanto al referendum sulla Costituzione si può dire sì o no. Vale anche se a chiamare è l’emergenza politica, economica, sociale del Paese. Una storia/modello l’ha raccontata Mario Calabresi, direttore di Repubblica, intervistando Diego Piacentini, supermanager di Amazon dopo esserlo stato di Apple. Piacentini ha accettato l’offerta del nostro governo, diventando il commissario straordinario per il digitale. Lavorerà gratis ventiquattro mesi, nulla di dietrologico nella scelta. Cioè: riceverà zero, direttamente e indirettamente, in cambio di tutto. Perché un gesto così sorprendente/anticonvenzionale? Perché, ha spiegato, in sedici anni di vita americana è stato contagiato da un’idea forte: restituire al proprio Paese, alla propria scuola, alla propria università. Se hai ottenuto molto, devi ridare almeno qualcosa. È quello che ha cominciato a fare, insediandosi nel suo ufficio di Palazzo Chigi. Renzi gli fece la proposta di guidare la rivoluzione digitale dell’amministrazione pubblica nel 2014, durante una visita alla Silicon Valley. Piacentini ci ha pensato a lungo, consigliato dai più a rifiutare. Poi s’è risolto. Motivo semplice/sbalorditivo: crede nelle possibilità di cambiamento, progresso, rinascita dell’Italia. Ha formato una mini squadra: venti persone, gioventù, competenza, entusiasmo. Gli ha detto, memore della lezione imparata lavorando con Steve Jobs e Jezz Bezos: 1) guardare sempre avanti; 2) cogliere l’importante invece del secondario; 3) niente è immutabile, tutto si può cambiare; 4) meglio correre il rischio di non farcela che rimpiangere di non averne avuto il coraggio. Chapeau, Piacentini. Prendetene (prendiamone) esempio.


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