Sabato 13 Febbraio 2010

Occhio al mal di joystick
In aumento le tendiniti

VARESE (s. ba.) Tendiniti e paratendiniti ma anche i «gomiti del tennista»: malanni, questi, sempre più frequenti in provincia di Varese. D'obbligo l'interrogativo: perché tanti concittadini, perlopiù sui trent'anni, finiscono dal dottore con dolori a mani, polsi, braccia e spalle? Colpa del computer, rispondono i clinici. Ma anche dell'utilizzo talvolta non corretto di giochi elettronici e consolle come la play station, per citare la più nota. In molti ricorderanno a tal proposito che persino un infortunio alla mano di qualche anno fa, di cui rimase vittima Alessandro Nesta, fece il giro del mondo perché attribuito all'utilizzo della play station. Intervenne poi il Milan a smentire tutto ma resta il fatto che l'abuso, o il cattivo utilizzo, rischiano davvero di far male.
«Il joystick e, ancor di più, la tastiera del computer, in caso di uso frequente e ripetuto, possono determinare diversi tipi di patologie - spiega il professor Paolo Cherubino, direttore della clinica ortopedica dell'ospedale di Circolo - Le più frequenti sono tendiniti e peritendiniti, cioè le infiammazioni del canale dentro il quale scorrono i tendini». A pagare i maggiori scotti sono i tendini e i sensori delle dita e del polso, e il chirurgo spiega a quali danni vadano incontro: «Immaginiamo una galleria, con un treno che ci passa in mezzo. Se dalla galleria crollano dei sassi, il treno dapprima si graffia e poi si rompe. Lo stesso accade ai tendini che scorrono in questa galleria che, quando si infiamma, arreca i medesimi danni dei massi sul treno». Le estreme conseguenze, prosegue il professore, sono la rottura del tendine, o addirittura di più di uno, come per esempio in presenza di un'artrite reumatoide.
Insomma, i rischi ci sono e le circostanze non sono rare: «Rispetto a qualche anno fa, si sono diversificate le cause di queste patologie - argomenta Cherubino - Per esempio, la rottura dell'inserzione del tendine lungo del pollice un tempo era la malattia del tamburino, oggi è diventata quella di chi gioca alla play station, così come altre patologie si sono trasferite a queste che sono diventate le attività più praticate». Soprattutto, statistiche alla mano, ai danni di persone intorno ai 30 anni. Non è, però, finita qui perché l'utilizzo prolungato ed errato del pc, per lavoro ma anche per svago, è un altro dei danni collaterali del progresso: «Ci sono patologie legate alla postura - spiega il primario - Si va dal mal di collo, al mal di collo-spalle, al mal di collo-spalle-formicolio alle dita. Tutte conseguenze del difetto di posizione del soggetto e, in modo particolare, al difetto di altezza del tavolo o della sedia».
In questo caso, riferisce ancora, «è aumenta in modo drammatico la combinazione tra difetto posturale al computer e stress». È la «malattia delle segretarie» e colpisce muscoli e tendini: «Alla lunga queste malattie sono pericolose e si curano anche con ansiolitici e o antidepressivi». Correlazioni minori, invece, sarebbero da attribuire alle microfratture: «Esistono le fratture da durata, che si verificano quando si ha il ripetersi di un determinato gesto su un osso non perfetto come costruzione». Nel caso degli arti inferiori, l'esempio classico si ha con le ginocchia storte e le conseguenti possibili fratture a carico di perone e tibia, frequenti nei calciatori. «Un ultimo capitolo è riferito alle patologie più estese, come il gomito del tennista, causato da muovimenti che possono causare strappi all'osso, con relativi dolori». Identico fenomeno «può avvenire sull'inserzione dei tendini estensori a livello dell'ultima falange delle dita, ovviamente in soggetti che utilizzano male giochi come la play station».
Nulla di irreparabile né di inevitabile ai danni di mani, dita, polsi e braccia: «Si tratta di patologie trattabili ma il risultato dipende anche dal quoziente intellettivo del soggetto perché, come in tutte le cose, il buonsenso è indispensabile e bisogna evitare di farsi prendere dall'orgia del divertimento». Insomma, giochi e computer sì, ma con la testa.

e.marletta

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