Lunedì 28 Gennaio 2013

La testimonianza choc
«Dovevamo salire al posto loro»

SUMIRAGO «Potevamo esserci noi al loro posto». È l'incredibile racconto di due turisti italiani che all'ultimo momento sono stati spostati sul volo successivo a quello su cui si sono imbarcati Vittorio Missoni, la compagna Maurizia Castiglioni e gli amici Guido Foresti e Elda Scalvenzi.
Giorgio Neri e la moglie sono due turisti bolognesi che hanno trascorso le vacanze di Natale a Los Roques, «il luogo perfetto per fare kitesurf - raccontano - sport di cui sono appassionato e che adesso posso anche dire mi abbia salvato la vita».
L'attrezzatura sportiva del signor Neri è stata caricata a bordo del bimotore Britten Norman BN2 Islander, di cui poi si sono perse le tracce. «Li è normale - spiega - Gli aerei con cui si raggiunge Gran Roques sono molto piccoli, da sei persone più il pilota e il copilota. Capita quindi che per ottimizzare gli spazi, bagagli e passeggeri viaggino su voli separati». Proprio com'è successo venerdì mattina. «Eravamo sulla pista ad aspettare. Abbiamo visto che caricavano sull'aereo l'attrezzatura sportiva ma al momento di salire ci hanno avvisato che non c'era più posto e che saremmo partiti con il volo dopo».
Se avessero fatto il contrario, probabilmente a bordo di quell'aereo ci sarebbero stati loro. «Non smetto di pensare che se al posto del kite avessero imbracato prima noi, saremmo precipitati». Invece il signor Neri e la moglie sono saliti sul volo successivo e hanno appreso in quota dell'incidente al BN2. «Mentre eravamo in volo, il pilota ha iniziato a girare a 360 gradi. Abbiamo chiesto spiegazioni e chi ha detto che un aereo era sparito dal radar e che dovevamo temporeggiare un attimo prima di atterrare».
Naturalmente il primo pensiero è stato per i quattro turisti che avevano incrociato proprio qualche attimo prima sulla pista di Gran Roque, «ma a cui non abbiamo prestato molta attenzione. Non sapevamo chi fossero, lo abbiamo scoperto solo una volta atterrati». E poi hanno ringraziato il cielo e la loro buona sorte che ha voluto che sul quel maledetto aereo non salissero. «Quando il pilota ci ha spiegato la situazione ci si è gelato il sangue. Potevamo esserci noi su quel volo».
Poi la drammatica successione di notizie e ipotesi. «Ricordavo che in passato era già successo un fatto del genere. Un aereo era sparito e si era anche ipotizzato un sequestro, ma il nostro pilota l'ha escluso». Il bimotore su cui viaggiava Vittorio Missoni era un mezzo del 1968, con cinquant'anni di voli alle spalle, «dubito che dei trafficanti possano averlo scelto come mezzo per contrabbandare droga, era troppo vecchio. Hanno tutti subito pensato che fosse caduto, tanto che il pilota ci ha detto che avrebbe fatto rifornimento e sarebbe subito ripartito per le ricerche».
Impossibile per loro anche notare qualcosa mentre erano in volo. «Abbiamo anche guardato dai finestrini ma volavamo troppo alti. Dopo la barriera corallina, il mare è molto mosso ed è impossibile identificare un oggetto in acqua».
L'unica cosa che si poteva al massimo riconoscere «erano delle barche - conclude il suo racconto Neri - che ci apparivano però come dei puntini bianchi, per rendere l'idea. Riconoscere degli eventuali resti di un aereo tanto piccolo, piuttosto che delle persone nuotare, era assolutamente qualcosa di improbabile».
Valentina Fumagalli

f.artina

© riproduzione riservata