Bravo Pinti: un colpo di machete ai moralisti

Bravo Pinti: un colpo di machete ai moralisti

La provocazione del nostro direttore Andrea Confalonieri, pubblicata nell’editoriale di oggi

Tutti contro Marco Pinti, segretario varesino della Lega che invece di mangiarsi la lingua o usarla per convincere il sindaco ad affidare a questo o quel poltronista la presidenza del Molina, spara fuori dai denti ciò che qualunque comune mortale dotato d’un po’ di palle avrebbe detto vedendosi puntare alla gola un machete nel corso di un’amena passeggiata tra il campanile del Bernascone e via Morosini, così, en passant, tanto per gradire: «Armiamo i cittadini».
Voi che non siete ipocriti patentati come reagireste vedendo vostra madre o vostra figlia minacciata da tre salvadoregni ubriachi e armati che trasformano il centro di Varese in Shining? Fareste molto peggio di Pinti, ammettetelo.
Almeno lui non se ne è stato con le mani in mano, non ha versato fiumi di buonismo, ipocrisia e moralismo ma ha ascoltato la muta voce della gente, facendola sua. Almeno la sua sparata ha bucato il piattume della routine che tracima nell’assuefazione e nell’accettazione di ciò che è inaccettabile.
Pinti andrebbe ringraziato perché: 1) ha fatto uscire allo scoperto la rabbia delle forze dell’ordine per i tagli di tutti i governi (destra, sinistra e Renzi) a mezzi, personale e dotazioni, l’unica cosa da rinforzare in tempi dove girano con due machete nella città più svizzera d’Italia; 2) ha provocato discussione e suscitato attenzione laddove sarebbe calato un silenzio di pietra, anzi di metallo.
Meglio dare sfogo alle paure e alle insicurezze della gente che fottersene. Meglio in piedi, vivi e fuori dalle righe che seduti, dormienti o addomesticati.


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