La voce incazzata della Janis Joplin italiana. «E pensare che quando la sentii mi fece paura»

La voce incazzata della Janis Joplin italiana. «E pensare che quando la sentii mi fece paura»

Tara Degl’Innocenti e i The Rose girano l’Italia e l’Europa con il loro tributo alla mitica Pearl

La febbre a 39. I piedi nudi. Il palco gelido. Il pubblico caldissimo. Niente microfono. Solo voce: pura, incazzosa, a squarciagola. Mercedes Benz a cappella risuona nel teatro, rompe i silenzi, spacca i cuori. E Janis Joplin rivive su quel palco. Era il 2012 e Tara Degl’Innocenti portava a Varano Borghi il suo omaggio alla mitica Pearl.

Oggi, come allora, quella potenza trasuda dalle parole e dall’anima di Tara, che da più di 10 anni gira l’Italia e l’Europa con i “The Rose”, la tribute band a Janis Joplin. Pardon, “il” tributo. Perché Tara è considerata “la Janis Joplin Italiana”. Tara, dunque. Quella ragazza nata ad un tiro di schioppo da Firenze che da piccola voleva fare la cavallerizza perché «avevo una passione sfrenata fino a quando non ho capito che dovevo sposarmi con la musica. Sono scesa dalla sella e sono salita sul palco». Tara, quella ragazzina che amava il prog italiano e i Led Zeppelin «grazie a mamma». Tara, quella ragazza che la prima volta che incontrò Janis si spaventò, «non capivo la sua rabbia».

Prepararsi all’impatto

Difficile, quando hai 9 anni, riuscire ad assorbire, masticare e digerire ciò che era Pearl (il soprannome di Janis). «Quando sentii quella voce rimasi terrorizzata. Mi dicevano che era una delle grandi ma ero troppo piccola per capire». Poi, a 16 anni, la botta in faccia, anzi, dritta al cuore, perché questo fa Janis: non ti dà una carezza, ma un pugno in mezzo allo stomaco.

«Un giorno ascoltai Kozmic Blues e mi innamorai. Lì capii che lei era la cosa più bella del mondo, la voce più bella della storia».

Nemmeno una mosca

Se qualcuno è contrario, parli o taccia per sempre. Non fiatò una mosca e il matrimonio tra Tara e Janis fu vero. Iniziò così a balenare nella testa della cantante fiorentina l’idea di un mettere in piedi un tributo alla sua Janis.

Perché quella passione era troppo forte e perché uguale era «l’approccio alla vita: tragico o euforico, senza vie di mezzo, spontaneo. Io stessa ho un’anima molto complessa, ho molte certezze interiori ma al tempo stesso molte contraddizioni che mi fanno vivere piccoli problemi come disagi da cui voglio uscire. L’insofferenza nella sua musica è la mia. Le due parti di Janis, quella profonda e quella più “yeah” rispecchiano esattamente chi sono io».

Tara inizia così dai piccoli locali di Firenze ma è troppo brava. La sua voce è troppo simile alla sua, a quella di Janis. E così i confini si allargano, i locali diventano teatri, i teatri festival, i festival diventano addirittura l’Hard Rock Café di Bucarest «dove abbiamo fatto sold out». Talmente brava, Tara, che a Bergamo suona con i DBHC, la storica band di Janis. «Epico». Davvero.

La domande della domande

La voce si sparge. «La “Janis Joplin italiana” suona qui, lì, là». Ma quando fai un tributo ad un genio immortale della musica c’è sempre qualcuno che vuole fare il rompi palle. «Perché non scrivi musica tua?».

E Tara, come Janis, non ti dà una riposta-carezza, ma un bel pungo dritto, deciso, sincero. «Musica mia? Ho scritto tante canzoni ma non credo più nella musica inedita, perché purtroppo siamo in un circuito in cui il mercato è più grosso della musica stessa e dove non vince più la meritocrazia».

Dunque, perché il tributo a Janis Joplin? «Perché mi piace, mi fa stare bene, perchè alla gente ho dato qualcosa e loro hanno dato a me. Soprattutto non scopiazzo Janis. Ci sono le sue canzoni, i suoi testi, certo, ma sul palco ci sono io. Siamo io e Janis, non sono la sua copia». Punto e a capo.

Sulla pelle

Tara e Janis. Janis e Tara. Un’anima sola. Indissolubile. Un legame incancellabile. Come il volto di Pearl tatuato sul braccio destro di Tara.

«Una mattina mi sono svegliata e ho sentito la necessità di imprimere sulla mia pelle qualcosa che aveva cambiato la mia vita. Spesso si pensa che il successo sia quello mediatico. Ma il rapporto che instauri con il pubblico, che mi è stato vicino alla morte del cane e che ha finanziato il mio disco con il crowdfunding, è il vero successo. E tutto questo lo devo a Janis. È parte di me, come si può non tatuarsela? È una storia che nessuno potrà mai cancellare e che non finirà mai».

Intanto risuona Piece Of My Heart. Sì, è Janis è un pezzo del suo cuore.


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