Tesoro milionario sotto la villa. Dopo il sequestro ora la confisca
Confiscate decine di chili di argento, minerali e oltre 20mila bottiglie di alcool

Tesoro milionario sotto la villa. Dopo il sequestro ora la confisca

Secondo l’accusa l’imprenditore trafficava in beni di lusso

LAVENA PONTE TRESA - Imprenditore accusato di evasione e riciclaggio: il suo tesoro da 7 milioni di euro finisce allo Stato Italiano. Un tesoro sequestrato nel dicembre 2015, quando la guardia di finanza di Luino denunciò l’imprenditore lavenese di 73 anni, oggi definitivamente confiscato in esecuzione di un provvedimento emesso dal tribunale di Varese.

La vicenda aveva fatto scalpore per la qualità dei pezzi scovati nel bunker costruito sotto la villa dell’imprenditore. Si andava da enormi pietre preziose a bottiglie di vino e di whisky da collezione dal costo di migliaia di euro sino a una zanna di mammut. L’operazione, coordinata dal pubblico ministero Annalisa Palomba, fu chiamata Era Glaciale proprio per questo. Le Fiamme Gialle luinesi, durante l’inchiesta, verificarono anche la posizione fiscale dell’indagato, eseguendo un controllo tributario nei confronti della società di capitali di cui lo stesso risultava essere amministratore. Tale attività ha permesso, per il solo anno d’imposta 2014, di constatare un’evasione fiscale di oltre un milione di euro e contestualmente il settantatreenne era stato denunciato per il reato di infedele dichiarazione dei redditi alla procura della Repubblica di Varese.

Secondo l’accusa l’imprenditore trafficava in beni di lusso, mentre lui si è sempre dichiarato un raffinato collezionista, contrabbandando la “merce” evadendo accise e tasse imposte dallo Stato Italiano. Da quella prima inchiesta ne è sfociata una seconda che vede lo stesso imprenditore indagato nell’ambito di permessi relativi a un complesso edilizio. Corrado Viazzo, legale del settantatreenne, si era opposto al provvedimento di confisca spiegando che non c’era ancora stata «la condanna non dico definitiva, ma nemmeno in primo grado, per il mio assistito. Assurdo confiscare qualcosa collegato a dei reati dei quali nessun giudice ha ancora ritenuto il mio cliente responsabile».

Il tribunale ha deciso diversamente. Il provvedimento ha riguardato la confisca di 59 chilogrammi di argento in grani, 171 lingotti di argento, 72 monete d’oro, 94 reperti di interesse paleontologico di cui 2 zanne di elefante e 1 di mammut, 424 campioni di minerali di varie dimensioni e oltre 20 mila bottiglie di alcool (maggior parte whisky, cognac, rum, liquori vari e vini) per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro. Beni che saranno ora incamerati dallo Stato Italiano.

Il sequestro preventivo prima e la confisca poi sono state permesse dall’applicazione nei confronti dell’indagato attraverso l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, prevista dalla normativa antimafia.


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