Vi porto dietro le quinte del Contagio
Una scena del film “il Contagio”di cui Davide Manca è stato Direttore della fotografia

Vi porto dietro le quinte del Contagio

Il Direttore della fotografia Davide Manca inaugura il suo viaggio nei segreti del cinema

Salve, sono Davide Manca e di mestiere faccio il Direttore della fotografia. Ci sono varie spiegazioni “romantiche” del mio lavoro, ma con poche parole e semplicità sintetizzo in: responsabile finale dell’aspetto visivo del film.

Se c’è un problema tecnico, se un’immagine è troppo scura, troppo poco definita o priva di colori e dettaglio, allora quella è colpa mia.

La versione romantica invece è : il creatore dell’immagine, colui che plasma e modifica la luce per dare un’atmosfera precisa alle scene del film, una figura a meta’ tra il prestigiatore e il pittore, che con la luce definisce i sentimenti che un’immagine deve scatenare nello spettatore. Spero che preferiate la seconda definizione in questo percorso che faremo nel raccontare i film in sala o in televisione.

In questa rubrica cercherò di spiegare il prodotto cinematografico dal punto di vista tecnico e artistico di chi lavora “dall’interno”, per farvi vedere al meglio i film. In questo numero parleremo del film “il Contagio”. È l’ultimo film a cui ho lavorato, ed è in sala questo mese. Preferisco iniziare da una mia opera, per darvi senza nessun dubbio le informazioni precise e accurate avendole vissute in prima persona.

Il Contagio è l’opera seconda di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, un film corale con un cast d’attori di grande talento e noti al grande pubblico: Vincenzo Salemme, Anna Foglietta, Vinicio Marchionni , Giulia Bevilacqua e Maurizio Tesei.

Il Contagio è un film dove la cura formale ed estetica è in una continua ricerca di un’iconografia raffinata ed sintetica, che possa dare maggior risalto alla grandissima prova attoriale che ha dato il suo cast.

Le riprese sono durate cinque settimane e son state effettuate totalmente a Roma. Il romano è il dialetto dominante nel film e gli attori ne fanno un ottimo uso caratterizzando molto i loro personaggi. Ma il protagonista assoluto è il paesaggio: una Roma notturna, nuova ed inesplorata, almeno fino all’uscita di Suburra, la serie. I vicoli, le strade e i palazzi della Roma più oscura sono il risultato del mio lavoro di costruzione della luce, di disegno di luci e ombre, che delineano senza confondere il momento tragico specifico. Una delle prime scene del film si svolge in un mercato rionale esterno:

per illuminare la scena di notte è stato utilizzata una piattaforma aerea di 30 mt con sopra un proiettore da 6000w a luce fredda. I lampioni tipici romani, dal colore giallo ocra, son stati convertiti attraverso gelatine in colori freddi dalle gradazioni di blu e verde per dare maggiori riflessi, e quindi, profondità. Il pavimento del mercato è stato appositamente bagnato, cosi’ da creare i riflessi delle luci e dei personaggi.

Un’ altra scena importante, e molto difficile dal punto di vista tecnico, si trova oltre la metà del film: quella girata durante una convetion per la presentazione del progetto di un nuovo centro d’accoglienza del comune.

La scena dura 10 minuti ed è tutta in piano sequenza : un’unica inquadratura senza stacchi di montaggio, dove la macchina da presa segue il protagonista nel suo viaggio all’interno della location e nel suo progressivo smarrimento dovuto all’abuso di alcool e droghe.

A questo punto la presentazione del progetto finisce, ed inizia il party con musica e balli: lo spettatore è quindi trascinato dal protagonista in questa evoluzione. L’assenza di montaggio permette questa totale empatia con il personaggio, sostenuta dalla musica e dalle luci. Per realizzare questa scena si è impiegato un giorno per preparazione, allestimento e prove, e un giorno di girato reale con oltre 100 comparse.

Dal punto di vista tecnico, illuminare un ambiente di 300 mq, con interno ed esterno di notte, è un’impresa difficile e molto impegnativa. Abbiamo utilizzato circa 100 corpi illuminanti, la meta’ di scena e il resto proiettori cinematografici; questi ultimi collegati ad un controllo remoto da cui potevamo gestire intensità e tempistiche. Questo perché, con l’evoluzione dello stato d’animo del protagonista, anche le luci dovevano cambiare ed evolversi, in una crescita e mutazione di contrasti e cromie:dal caldo-oro della presentazione si passa al blu acido della festa, un gioco di ombre e flash dati dalle luci stroboscopiche e dai neon.

Queste sono solo due delle tante scene, ma “Il Contagio” è molto altro! Il nostro spazio finisce qui, ma ritorna con un nuovo film nel prossimo numero di questo fantastico giornale.


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