L’internet delle cose divide imprese e cittadini

L’internet delle cose divide imprese e cittadini

Secondo Confartigianato le aziende già lo sfruttano, molte persone invece nemmeno lo conoscono

Mentre le imprese hanno ben chiaro quali siano le enormi potenzialità dell’Internet of Things, l’internet delle cose, le persone comuni hanno qualche dubbio in più. E mentre le imprese stanno lavorando, dalle più piccole alle più grandi, per rendere i loro processi sempre più tecnologicamente interconnessi, proprio per sfruttare appieno le potenzialità della rete e delle tecnologie intelligenti, la gente ancora si sta interrogando sul loro potenziale reale impiego. E si divide: fra chi sogna un futuro reso più facile dalle “cose” che parlano fra loro e chi ancora preferisce andare avanti con gli strumenti tradizionali.

È Confartigianato Imprese Varese ad aver sperimentato sul campo cosa ne pensano le persone di queste tecnologie che permettono le cose di parlare fra loro: «Non a tutti gli intervistati piacerebbe un frigorifero che ti dice quando i viveri sono terminati, un forno da preriscaldare in remoto con smartphone, un barattolino dei medicinali che ti avvisa se non hai ingerito la pasticca giornaliera» spiega l’associazione.

E neppure tutti sanno di cosa si tratta: «È quel sito dove puoi entrare e vedere le cose in vendita» ci prova qualcuno, «lo sa mio figlio» si scusa qualcun altro. Poi c’è chi abbozza una definizione. Quando pariamo di Internet delle cose, ricorda Confartigianato, parliamo di «tutti quei dispositivi, diversi dai computer, che sono connessi a Internet e che sono in grado di scambiarsi dati con altri oggetti connessi. Detto così potrebbe anche spaventare, ma senza troppa fantasia ormai si sa con certezza che l’IoT (Internet of Things) può servire a tutto e tutti: segnalatori per le localizzazioni, sensori che controllano l’illuminazione o il fabbisogno d’acqua delle piante, dispositivi per il controllo in remoto dei parametri biologici».

Si parla di oggetti intelligenti che si programmano, «e si controllano, mentre tu sei occupato in altro. Preferibilmente nel coltivare i tuoi hobby: fai aerobica e intanto controlli il forno, imposti la lavatrice mentre fai shopping, gestisci la casa mentre stai facendo la spesa. Insomma, alla comodità potrebbero non esserci più limiti».

Così c’è chi ha paura, «perché la tecnologia potrebbe sfuggire al controllo umano», chi prova, chi ci vorrebbe provare «soprattutto per avere più tempo libero o per pigrizia» e chi la butta sulla filosofia: «Vorrei una televisione intelligente, perché ora non lo è». Ma se per le persone c’è ancora qualche passo prima di arrivare a considerare l’Internet delle cose una realtà alla portata di tutti, nelle imprese questi oggetti che dialogano fra loro sono già una realtà di grandissimo aiuto nei loro processi, per restare competitive e orientate sempre al futuro.


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