Leggerezza, battuta e pubblico Ecco la ricetta vincente

Piacenza è la grande favorita? Sì. Busto Arsizio può vincere lo scudetto? Sì. Alla fine ne resterà una sola, però entrambe hanno chances di successo.

Le campionesse d’Italia perché hanno un sestetto qualitativamente superiore e ragazze (Ferretti, Leggeri, Lucia Bosetti, Meijners tanto per fare qualche nome) che sanno come si vince una serie scudetto. L’abito della grande favorita è, però, spesso complicato da vestire a ripetizione: l’assuefazione da successo (termine elegante per definire la pancia piena), le voci di mercato (certo l’addio di Caprara, probabile quello di alcune giocatrici, ad esempio De Kruijff) e le infinite situazione psicologiche che questi due fattori scatenano sono elementi condizionanti tanto quanto la qualità della rosa.

La Unendo Yamamay dal canto suo sembra invece avere una condizione psicofisica straordinaria. Parisi ha finalmente avuto a disposizione tutto il gruppo per allenamenti e partite ed i risultati si sono visti. L’Unendo ha piallato Bergamo e Conegliano in gara 1. Poi con la forza dei nervi distesi ha saputo resistere al ritorno delle Pantere (vera bestia nera delle Farfalle) in un tie break emozionante che a tratti ha ricordato quello della finale scudetto contro Villa Cortese.

In serie così ravvicinate, la forma mentale è più importante di quella fisica. E oggi Busto Arsizio sembra essere lontana parente della Psico Yama che gettava alle ortiche set e partite già vinte. Il peso del pronostico (lo stesso che Parisi aveva sulle spalle due anni fa contro Abbondanza ed in parte l’anno scorso contro Conegliano) ora grava su Caprara e sulle sue ragazze. La leggerezza, tipica delle Farfalle, può diventare il fattore della finale scudetto. Nella quale Busto dovrà fare risultato in almeno una delle due gare a Piacenza, per poi provare a chiudere i conti nella bolgia del PalaYamamay dove avrà 4500 diavoli assatanati ad urlare nelle orecchie delle avversarie. L’uomo, pardon la donna, in più come ha serenamente ammesso il bravo Marco Gaspari, coach di Conegliano.

Io, che allenatore non sono per fortuna della pallavolo, mi permetto di aggiungere tre piccoli suggerimenti. Il primo: giocare con gli occhi della Farfalla Tigre, perché lo zoccolo duro olandese di Piacenza non mi sembra composto da cuor di leonesse. Il secondo: spingere sulla battuta, perché se Ferretti corre per il campo perde lucidità. Il terzo: studiare attentamente la doppia sfida di Champions League persa da Piacenza contro Zurigo. Perché ci sono particolari tattici interessanti. E perché dimostra che non sempre le grandi favorite della vigilia vincono tutte le partite che contano.

*Caposervizio sky sport

ROBERTO PRINI*

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