«Nelle salite più dure penserò a Scarponi»
Il carnaghese Eugenio Alafaci è pronto al suo quarto Giro d’Italia (Foto by Archivio)

«Nelle salite più dure penserò a Scarponi»

Il pensiero di Eugenio Alafaci a pochi giorni dalla suo quarto Giro d’Italia: «Michele ci mancherà»

Finora non ha avuto una stagione facile ma al Giro del Centenario ci sarà. Eugenio Alafaci, classe ’90 di Carnago, è reduce da una bruttissima caduta al Tour of Croatia, ma è pronto per iniziare ad Alghero il suo quarto Giro d’Italia consecutivo. Di mestiere Alafaci fa lo scudiero di Giacomo Nizzolo nel team Trek-Segafredo: lo guida nelle volate, lo scorta durante ogni tappa. Non è uno che vince di solito Eugenio, è un gregario, un compito ancora più difficile. Sudore, fatica, dedizione, qualità che non finiscono nell’albo d’oro ma che sono decisive per un capitano. Ad Alghero ci sarà, magari non nella miglior forma fisica, ma con la voglia di disputare nuovamente un grande Giro.

Alafaci: anzitutto, come sta?

Dopo la caduta sto meglio, la faccia si è sgonfiata e anche i dolori a collo e schiena sono diminuiti. In questi giorni sto lavorando con l’osteopata, perché cadendo di faccia mi si è stirato il collo e qualche vertebra si è spostata di sede. Però ora va già molto meglio.

Ha pensato di poter perdere il Giro con quella caduta?

No, in realtà non ho pensato tanto a quello quanto a non essermi rotto nulla. Ho avuto sinceramente paura di essermi rotto qualche vertebra, quando sono andato a terra non mi sono mosso, per evitare problemi. All’ospedale hanno poi escluso fratture e ritengo di essere stato fortunato perché gli altri che sono caduto con me, da Durasek a Niemec, hanno avuto conseguenze peggiori.

Puntava sul Tour of Croatia per “preparare la gamba” e per arrivare al Giro con una condizione diversa. Come ci arriva ora?

Quest’anno mi presento al Giro avendo corso poco in stagione per via di una serie di cadute e sfortune. Non so quale sia la condizione al momento, sto cercando di fare il possibile e per questo sono anche tranquillo. Sono al quarto Giro e ho una discreta esperienza, arrivo più fresco e questo può essere decisivo per la terza settimana.

Come lei, anche il suo capitano Nizzolo arriva non al top della condizione. Che Giro sarà per lui che cerca ancora la prima vittoria (ufficiale) nella corsa rosa?

Guardando le convocazioni, la nostra sarà una squadra più improntata ad aiutare Bauke Mollema, che punterà a fare una buona classifica generale. Per le volate di Nizzolo ci saremo io e Stuyven, e anche lo stesso Giacomo è consapevole che la squadra sarà più al servizio di Bauke. Lui ha ripreso a pedalare solo un mese fa (dopo i problemi di tendinite) e già aver fatto buoni risultati in Croazia è tanta roba. Potrà migliorare ancora, giorno dopo giorno.

Il fatto di arrivare con meno pressioni, vista una condizione non ideale, può aiutarlo?

Ci ho pensato anche io, rispetto all’anno scorso arriviamo senza grandi obiettivi consapevoli che lui non è ancora al top della forma. Può darsi che così arrivi veramente quella vittoria che lui trovò l’anno scorso a Torino ma che gli fu tolta (squalifica per una manovra giudicata irregolare durante lo sprint). Tante volte non te lo aspetti, non la cerchi con troppa foga e quel pizzico di fortuna ti aiuta a portarla a casa. Ha un Giro in più di me sulle spalle, sa gestirsi e arriverà anche lui nel momento giusto.

Che idea si è fatto del percorso del centenario?

È più duro degli altri anni, ci sono alcune tappe anche esagerate come quella del doppio Stelvio e del Mortirolo: 220 chilometri, otto ore in bicicletta nell’ultima settimana. Forse è troppo, anche perchè le energie residue saranno poche ed i big attenderanno gli ultimi chilometri per scattare. Vogliamo un ciclismo pulito, perciò non aspettiamoci che un corridore possa reggere dopo tre settimane una fuga da lontano su un percorso del genere. In ogni caso sarà un Giro spettacolare, già dalla Sardegna, e per me sarà speciale passare per la Calabria, visto che la mia famiglia ha origini lì. Mi spiace solo che non ci sia un arrivo o una partenza a Varese, con tutto quello che la nostra terra ha fatto per il Giro, lo avrebbe meritato.

Sarà difficile anche risalire in bicicletta dopo la scomparsa di Michele Scarponi. Come immagina questo Giro senza di lui?

Ho passato dei giorni veramente brutti dopo la sua morte, fatico a rendermi conto di chi abbiamo perso. Michele era una persona fantastica e di lui. ricordo una tappa al Giro, sullo Stelvio, sotto la neve: si era ritirato per il freddo, le condizioni erano estreme. Salito in ammiraglia, tirò giù il finestrino per incitare tutti noi che salivamo sotto la neve. Ecco, questo era Michele Scarponi, e ci mancherà. Mi piace pensare che, quando faticherò e soffrirò in salita, il suo pensiero mi darà la forza di arrivare al traguardo.


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