«Trionfo, contro i mali del mondo»

«Trionfo, contro i mali del mondo»

Il gallaratese Daniele Cassioli, non vedente, si è laureato per la terza volta campione d’Europa di sci nautico

Scivolare sull’acqua disegnandoci sopra: ascoltarla, sentirla, toccarla. Amarla. Daniele Cassioli ha vinto ancora: l’atleta di Gallarate, non vedente, si è laureato campione d’Europa di sci nautico per la terza volta consecutiva. Un’altra vittoria per uno abituato a vincere, un’altra bella storia per uno che è abituato a raccontarne, un’altra impresa sportiva da mettere negli annali.

Recupero da record

Già, perché Daniele a questi campionati europei nemmeno avrebbe dovuto esserci: operato alla spalla il 26 marzo dopo un incidente sulla neve, protagonista di un recupero da record. «È davvero andata alla grande - ci ha raccontato - soprattutto perché era già una vittoria essere qui a provarci. Appena ho sentito l’odore dell’acqua, però, mi sono sentito a casa mia: ho ritrovato i gesti che accompagnano ogni gara e che mi mancavano tantissimo. Poi è arrivata anche la vittoria: una goduria».
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quel giorno: 26 marzo, operato d’urgenza. «Avevo la spalla frantumata dopo la caduta sulle piste e mi hanno dovuto operare subito, il giorno stesso. Nemmeno pensavo al ritorno alle gare, nemmeno pensavo a questo Europeo: tanto che il primo specialista che mi ha visitato era stato perentorio, dicendomi che fino a settembre non avrei potuto riprendere ad allenarmi».
E invece è andata tutta in un altro modo: «Il problema è che son testardo, quindi sono andato da un altro specialista che mi ha tracciato uno scenario un po’ diverso: il recupero procedeva bene, il mio fisico reagiva. Quindi, perché no?».

C’è anche da dire che Daniele, nella vita, fa il fisioterapista: insomma, lui è abituato a leggere i segnali del corpo. «Sì, ma quando si tratta di giudicare me stesso divento poco lucido e rischio sempre di esagerare, non mi fermerei mai. Ma quando ho ripreso ad allenarmi, ho capito che avrei potuto farcela: ci ho dato dentro di brutto, tra palestra e piscina, e questa vittoria è stata bella e inaspettata».

Quello strano imbarazzo

Su Facebook, un attimo dopo il trionfo, il post: “Esultare per una vittoria all’indomani dell’ennessimo schiaffo all’umanità ha un sapore controverso”. E adesso Daniele, questa, ce la spiega: «Ho trionfato mentre rimbalzavano le prime notizie da Monaco, e sinceramente mi sono sentito un po’ a disagio nel festeggiare mentre il mondo stava piangendo. E non è solo Monaco: stiamo vivendo tempi difficili, al di là della matrice delle tragedie che stanno accadendo. I treni in Puglia, Nizza, Monaco, Kabul: ovunque ci sono degli innocenti che muoiono ingiustamente. E io, come tutti noi, queste tragedie le sento e le vivo in prima persona: anche perché stanno succedendo tragedie in luoghi nei quali tutti quanti siamo stati». E invece, esultare è stato naturale e in qualche modo giusto: « Io credo che lo sport sia una delle dimostrazioni più grandi e vere dell’evoluzione umana: come il diritto, come la scienza e la medicina. Le prestazioni migliorano, i record vengono battuti: lo sport è la dimostrazione di come si possa migliorare, sempre e comunque. Ecco perché credo che sia giusto festeggiare, sia giusto parlare di sport, sia giusto lanciare questo messaggio».

Sogno paralimpico

Ultimo appunto: dopo la caduta, l’esperienza sulla neve è conclusa? «La neve è acqua ghiacciata, quindi è comunque il mio elemento: certo, quando si cade è più dura e ci si fa male. Ma non ci rinuncio: di certo tornerò a sciare per piacere, poi chissà. Il sogno di partecipare a una Paralimpiade resta, e lo sci nautico non è sport olimpico...».


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