C’è un Trust che lotta per la Pallacanestro Varese: «I tifosi sono il bene più grande di questa società»
Il presidente del Trust Villa con Sandro Galleani e la signora Egidia (Foto by Archivio)

C’è un Trust che lotta per la Pallacanestro Varese: «I tifosi sono il bene più grande di questa società»

Il presidente de “Il Basket siamo Noi” Luca Thomas Villa: «Sostenere Varese è un dovere quasi culturale»

Pallacanestro Varese uguale “res publica”: un bene collettivo, un diritto (di gioia, di godimento, talvolta anche di “incazzatura”), un dovere (di amore, di sostegno) per tutti i “cives” della Città Giardino. E’ il messaggio, ma anche un po’ il sogno, de “Il Basket siamo Noi”, l’associazione dei tifosi dal 2016 proprietaria al 5% della Pallacanestro Varese. Con il presidente Luca Thomas Villa facciamo un bilancio di un’estate importante per il Trust, con un breve sguardo anche oltre il presente.

Più di cinquecento associati, il logo dell’associazione finito sulle sopramaglie della prima squadra, eventi organizzati e da organizzare e la convenzione con Pallacanestro Varese per la campagna abbonamenti: il Trust si è fatto conoscere ancora di più alla città, presidente Villa?

Diciamo che siamo in una sorta di fase 2, successiva a un inizio in cui l’attività della nostra associazione andava generalmente capita e metabolizzata. Abbiamo in dote un tesoro di sforzi ed entusiasmo che ci ha portato ai risultati raggiunti finora, ma se devo essere sincero considero il “Basket siamo Noi” ancora agli albori…

Perché?

Perché penso che siano ancora in tanti a non sapere che esistiamo: il processo di immedesimazione deve continuare, con pazienza ma anche con convinzione. Siamo a cinquecento associati, sarei contento fossero mille, ma non può essere quello l’obiettivo finale: il bacino d’utenza è molto più ampio, anche solo pensando agli abbonati e a quei supporter che magari non si abbonano ma seguono diverse partite. Più persone possibili devono capire che il nostro progetto è funzionale alla Pallacanestro Varese: il Trust, lo dimostra anche il logo sulle sopramaglie, è tutt’uno con Lei, e nasce dal presupposto che i tifosi siano il capitale più importante che questa società possiede. Il rapporto è biunivoco: i tifosi hanno bisogno di Varese, Varese ha bisogno del sostegno dei suoi tifosi, non scordiamocelo mai. Solo la capillare diffusione di questa unione e solo un amore “proattivo” della gente farà crescere le possibilità della società. E mi piacerebbe che il nostro messaggio arrivasse anche oltre il tifo “sfegatato”: condividere il bene della Pallacanestro Varese dovrebbe essere quasi un sentimento culturale, per quello che questa società ha fatto per la città e per la sua storia.

In questo anno e pochi mesi di vita qual è stata l’emozione più forte provata alla guida dell’associazione?

Non ho alcun dubbio: il giorno dell’acquisto delle azioni societarie, il giorno in cui i tifosi sono diventati proprietari della Pallacanestro Varese. Insieme al matrimonio e alla nascita dei miei figli lo metto tra le emozioni più grandi mai provate.

Il 2018 sarà un anno importante per “Il Basket siamo Noi”, non solo nel costante obiettivo di trovare nuovi aderenti. Corretto?

Sì, a fine 2017 si esaurirà la fase di transizione e si entrerà a regime con l’elezione delle cariche associative: è giunto il tempo che la nostra macchina raggiunga la massima efficienza, tramite quelle regole chiare che sono presenti nel nostro statuto fin dalla fondazione.

Un parere sulla Openjobmetis ai nastri di partenza: è fiducioso?

Lo sono: vedo giocatori che hanno voglia e che lavorano sodo. L’impressione è che nelle scelte di mercato ci sia stata geometria, soprattutto considerate le risorse disponibili. Ora la prova del campo darà il responso definitivo: il valore assoluto sarà la capacità di combinare gli elementi fra loro, anche oltre la somma dei singoli. Di una cosa sono convinto: questo gruppo di giocatori, al di là dei risultati che otterrà, non lascerà mai l’amaro in bocca ai suoi tifosi per non aver dato tutto in campo.


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