Noi e i migranti: «C’è chi li accoglie e c’è chi li ammassa»

Noi e i migranti: «C’è chi li accoglie e c’è chi li ammassa»

Nell’incontro con il Coordinamento Migrante si è parlato di accoglienza, umanità e... stampa. Il presidente provinciale di Acli, Filippo Pinzone: «Occorre pensare a tante piccole realtà diffuse sul territorio»

«C’è chi accoglie e c’è chi ammassa». Inizia con queste parole, pronunciate dal presidente provinciale di Acli Filippo Pinzone, l’incontro con il Coordinamento Migrante, realtà estremamente operativa che raccoglie tutti i principali soggetti coinvolti nell’accoglienza dei migranti a Varese e Provincia. Dopo un invito alla stampa a utilizzare toni più smorzati, onde evitare di fomentare «un razzismo strisciante già presente», ha puntualizzato Pinzone, il presidente Acli ha sviscerato il concetto. Accanto a lui Martina Vitalone, della cooperativa Lotta contro l’emarginazione, Antonio Massafra, della Uil e Paolo Lenna della Cgil. Il riferimento a Pinzone è evidentemente rivolto a Busto Arsizio e alle tensioni registrate negli ultimi giorni nel centro gestito dalla cooperativa KB sfociato nella richiesta di un incontro con il PrefettoGiorgio Zanzida parte di una rappresentanza dei migranti ospitati. «Cinquecento persone riunite in una struttura, in qualche modo isolate dal tessuto sociale cittadino come avviene a Busto Arsizio, per noi è ammassamento. L’accoglienza, a nostro parere, va fatta in modo completamente diverso».

Pinzone parla di accoglienza diffusa, che è poi il “modello” seguito dal Coordinamento Migrante e abbracciato anche da alcuni sindaci, primo fra tutti Silvio Aimetti, primo cittadino di Comerio. Accoglienza diffusa ovvero «non un ammassamento di centinaia di persone in un luogo isolato, ma piccole realtà diffuse in modo capillare sul territorio». Massafra ha aggiunto: «In Italia è capitato che lo sviluppo urbano non abbia creato dei ghetti, come accaduto ad esempio in Francia. Sfruttiamo questa fortuna». Tante piccole strutture diffuse, appartamenti che possano ospitare ad esempio cinque migranti, cinque richiedenti asilo «in fuga da orrori che noi non riusciamo ad immaginare – ha detto Pinzone – e non li immaginiamo perché l’ammassammento impedisce un contatto diretto tra i migranti e i varesini». L’importanza della «narrazione delle storie di queste persone è fondamentale», ha aggiunto Vitalone. Il concetto è semplice, lineare ed efficace. Si teme ciò che non si conosce. E sarà impossibile conoscere la realtà di centinaia di persone ammassate e isolate. «L’accoglienza diffusa è fondamentale per l’immigrazione – dice Pinzone – Cinque persone che vivono in un appartamento a contatto con altri condomini. Ci sarà modo di conoscersi e di capire che non c’è nulla da temere da una parte e che si è parte della società dall’altra».

Pinzone fa un esempio: «È accaduto che la vicina di un piccolo gruppo di giovani migranti fosse diffidente. Sino al giorno in cui uno di questi ragazzi, incontrandola con le borse della spesa, non si è offerto di portargliele sino a casa». Il commento della donna è emblematico: «In dialetto lombardo mi ha detto: non è poi tanto nero quel ragazzo lì». Il Coordinamento Migrante richiama anche i sindaci: «Certo, se abbiamo sindaci che fanno lo sciopero della fame perché devono accogliere quattro migranti o sindaci, come quello di Saronno, che attaccano il parroco “reo” di aver accolto in parrocchia, quindi a casa sua, nove migranti, non ci siamo». L’incontro porta a un calcolo che dovrebbe far riflettere e far smettere di parlare i tanti che ciarlano di invasione: «Oggi sono 1.700 circa i migranti che vanno accolti. Divisi per 139 comuni parliamo di 12, 13 migranti al massimo per ciascun paese. Ovvero nessun impatto, nessun concentramento. Molta più integrazione».


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