Una Via Crucis dipinta per il carcere di Busto: «Un segno di speranza»
L’inaugurazione della Via Crucis per il carcere

Una Via Crucis dipinta per il carcere di Busto: «Un segno di speranza»

Inaugurata ieri

CASSANO MAGNAGO - «C’è bisogno di un segno di speranza»: così l’artista Angelo De Natale ha spiegato il significato della Via Crucis da lui dipinta per il carcere di Busto Arsizio e presentata ieri mattina a Cassano Magnago, in occasione della festa patronale della Madonna del Rosario. Per realizzare le immagini in acrilico, che già oggi saranno collocate nella cappella della casa circondariale, il pittore cassanese, che ha lavorato del tutto gratuitamente, si è messo nei panni di chi è costretto a vivere dietro le sbarre: per questo ha scelto di raffigurare, in ciascuna icona, il sacro legno in un modo diverso, proprio per sottolineare che «ognuno ha la propria croce da portare».

De Natale, che si è avvalso della consulenza di Daniele Mantegazza, esperto di esegesi biblica, non ha voluto dipingere il sangue, perché «molti detenuti ne hanno già visto abbastanza». Proprio per sostenere la speranza dei carcerati, alle tradizionali 14 stazioni della Via Crucis l’artista ha voluto aggiungere la quindicesima: la Risurrezione. I quadri firmati da De Natale, pittore e scultore i cui capolavori si trovano in tutto il mondo, approdano dunque in una struttura di detenzione per dire che, come ha notato don Silvano Brambilla, cappellano della casa circondariale, «non si è da soli in una situazione come quella del carcere. La strada del Calvario è stata percorsa da Gesù insieme a due malfattori: Egli non lascia solo nessuno, è con tutti». Grazie alla bellezza di un’opera che è stata loro donata, inoltre, i detenuti «sapranno di non essere dimenticati: si sentiranno incoraggiati a vivere un cammino».

Quella che don Gabriele Gioia, parroco di Cassano Magnago, ha definito «un’opera dal profondo significato spirituale» vuole insomma esprimere, come ha aggiunto il sindaco Nicola Poliseno, «la speranza che chi si trova in carcere possa vivere un giorno in un modo diverso». L’opera di De Natale si deve all’iniziativa dell’«Associazione volontari assistenti ai carcerati e loro famiglie», in particolare al desiderio di madre Augusta Negri e Luigia Roggiani, che non sono volute mancare ieri, insieme al presidente del loro sodalizio, Carlo Stelluti.


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