Il nostro Caio andrà in Tunisia e sarà una lezione
La bandiera tunisina spiegata davanti ai fiori nel luogo della strage

Il nostro Caio andrà in Tunisia e sarà una lezione

Ho visto che Francesco Caielli in uno struggente editoriale sulla situazione in Tunisia, dopo avere già preso i biglietti aerei per andare in vacanza con la sua famiglia (moglie e due figlie piccole) si è chiesto: «Chiediamo aiuto a voi, carissimi lettori: che cosa fareste? Tenere duro, salire con la famiglia su quell’aereo per Tunisi e convincersi che il terrorismo non riuscirà a cambiare le nostre vite, oppure lasciare perdere? Perché stavolta, forse, quei porci hanno colpito per davvero».

Io a Francesco da semplice lettore e innamorato della Tunisia sento di dire che si è già risposto da solo, e che dentro sé ha già deciso che andrà comunque in vacanza su quel mare, su quelle spiagge, in mezzo a quei paesaggi e in quel deserto.

Lo si capisce in ogni punto delle sue palpitanti righe: il richiamo e l’emozione della vita, caro Francesco, battono l’odore della morte. E tu lo sai.

Alberto Tedeschi

Malnate

(s. bar.) Caro Alberto, lavorando con lui e accanto a lui, posso dirle che Francesco Caielli, amico e grandissimo professionista, è un marito e padre tanto affettuoso, protettivo e premuroso quanto desideroso di trasmettere alle sue bimbe, assieme a Francesca, i principi forti in cui crede e che testimonia ogni giorno nel suo modo d’essere e d’agire. Ed è così, nei fatti, che insegnerà alle sue piccole grandi donne a guardare in faccia al mondo, ad affrontare i problemi e a superarli. E soprattutto a non avere paura di avere paura. Anche l’Italia dovrebbe recuperare questa lezione. Sarebbe un Paese diverso.


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