Io morto vivente vivo in una città ostaggio di Clerici
L’assessore Stefano Clerici, ancora nell’occhio del ciclone

Io morto vivente vivo in una città ostaggio di Clerici

Sono uno dei 40 “poveri cristi” o “morti viventi” che sabato ha sfilato in Varese contro i rigurgiti fascisti, in memoria del S. Martino e della Resistenza. A parte il fatto che eravamo molti di più (tra 300 e 400, con tanti giovani e tanti lavoratori e del sindacato) trovo stupefacente l’ennesimo sproloquio di questo giovane assessore, segnalatosi sin qui più per sparate provocatorie che per concreti atti amministrativi. Mi spiego forse anche così il fatto che la Giunta di un sindaco perbene come l’avvocato Fontana non abbia raggiunto sinora risultati significativi. Con assessori simili, del resto, dove si vuole arrivare? Il Clerici dimostra che fascistelli vecchi e nuovi come lui, in fondo disprezzano gli altri, irridendoli. C’entra poco il dire, quasi a scusante, che è meglio impegnarsi per tirare fuori il Paese dalle secche, anziché fare gli antifascisti! Tra i manifestanti di sabato tantissimi, dai giovani ai pensionati, sono civilmente, sindacalmente e politicamente già impegnati in tal senso e non hanno bisogno delle sue sollecitazioni di maniera. Potrei essere disponibile, sabato prossimo, ad un confronto “democratico” con l’assessore ma probabilmente ha ragione Angelo Zappoli: Clerici conta meno del numero dei cipressi che voleva abbattere, quindi meglio non “sprecare” un’altra mattinata.

Raffaele Bernasconi

Avvocato Fontana e sindaco perbene, faccia quello che le chiedono non quaranta “morti viventi”, ma migliaia di varesini costretti (da un pezzo) a vivere di moriture sentenze assessorili. Mandi a casa questo suo inutile, e anzi deleterio, collaboratore. La città rifiuta d’essere così penosamente rappresentata: non crede che sia doveroso darle ragione?

Max Lodi


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