Nei versi di Dante il nostro destino di eterni indignati
Il sommo poeta parlò di un’Italia in balia dei mercimoni

Nei versi di Dante il nostro destino di eterni indignati

In questi giorni, funestati da scandali continui, inarrestabili e diffusi in tutto il Paese, giorni drammatici per questa nostra povera Italia, ritengo attuali, veritieri e colmi di dolore alcuni versi del sommo italico Poeta: Ahi serva Italia, di dolore ostello/Nave sanza nocchiere in gran tempesta/Non donna di provincie, ma bordello!/Ché le città d’Italia tutte piene/Son di tiranni, e un Marcel diventa/Ogni villan che parteggiando viene (Dante Alighieri; Purgatorio, VI, 76-78, 124-126)

Carlo Mario Passarotti

Gallarate

Dante, oltre che dar dell’Italia l’immagine di teatro di squallidi mercimoni, vuol far sapere che, quando monta l’indignazione, anche il cittadino meno attendibile che segua la parte popolare diventa un fierissimo avversario dei diritti e dell’autorità al potere. Il Marcel citato è il console romano rivale di Giulio Cesare. Battuto, esiliato, fatto segno di clemenza, ma impedito al rientro in Italia: fu ucciso, con Cesare ingiustamente sospettato.
A questo si arriva, quando il discredito verso i potenti è grande. Oggi è grandissimo.
A Roma, enorme. Bisognerebbe (bisogna: è o non è un dovere?) cacciare tutti i reprobi, su questo han ragione da vendere i 5 Stelle. Se perfino il premier dice d’essere schifato, figuriamoci i comuni cittadini. Si azzera tutto, e si riparte. Poi si fa lo stesso anche dove non lo s’è fatto (da qualche parte sì), nelle tante male amministrazioni del Paese. Basterà, basterebbe? Affiorano dubbi. Ogni volta che scoppia uno scandalo ci raccontiamo che è l’ultima, arriva il repulisti, a casa tutti i corrotti. Invece, per bene che vada, è la penultima. E talvolta ritornano, i reietti. Ahi serva Italia, di simulatori ostello.

Max Lodi


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