«Un giornale come questo dia più spazio a chi dice: “cerco qualsiasi lavoro”»
Il nostro credo: al servizio del lettore per una provincia migliore

«Un giornale come questo dia più spazio a chi dice: “cerco qualsiasi lavoro”»

Gentile Andrea Confalonieri, trovo sia sempre più assurdo leggere notizie di scarsa importanza, sparate in prima pagina. Articoli che non aggiungono né tolgono alcunché a problemi ben più allarmanti e insidiosi come, ad esempio, la gravosa situazione finanziaria che sta scuotendo ormai da anni anche la nostra città, la nostra provincia. Discutere del nome di una scuola, fare un simpatico paragone tra Varese e Busto Arsizio, può essere un argomento, non l’Argomento. Perché la gente con i giardini della città, con l’incremento delle nascite in provincia o con un nome diverso di una scuola, insomma, non ci mangia. Certo, sono notizie locali, possiamo leggerle e commentarle, farci un’idea, parteggiare per quello o quell’altro, decidere se sono più fortunati i bustocchi o i varesini, ma possiamo davvero accapigliarci o dare più spazio del dovuto ad altro che non siano i problemi economici che, basta grattare un po’ sulla superficie patinata del sabato pomeriggio in centro, sono appena sotto? Questa riflessione è arrivata ancora più prepotentemente leggendo i commenti di alcune persone iscritte a una pagina di un noto social network che si propone di pubblicare le ricerche e le offerte di lavoro del nostro hinterland. Un post su tutti colpisce per la sua disarmante semplicità, pur nella drammaticità che racchiude, ed è quello del papà di una bambina piccola: «Cerco lavoro... qualsiasi lavoro». In basso aggiunge che vorrebbe dare un futuro a sua figlia. L’offerta di un uomo che, di certo, prima di scrivere su quella pagina avrà bussato a chissà quante porte, avrà inviato chissà quanti curriculum, avrà fatto chissà quante telefonate. Evidentemente senza esito. E questo è solo un esempio, serve da spunto per parlarne. Sullo stesso post possiamo leggere anche tutti i commenti di coloro che, come lui, non trovano lavoro e che, per quanto lo cerchino, permangono disoccupati. E allora qualcuno, la solita voce nel deserto, dice che bisogna agire, fare qualcosa, svegliare le coscienze, pungolare i politici, con le buone o con le cattive. Gente giustamente esasperata, ferita nella dignità, persone volenterose, spesso qualificate, che si sentono professionalmente inutili e che devono subire anche il falso ottimismo di chi ogni giorno ormai ci ripete “che la ripresa è in atto”, ma che non spiega mai per chi. È senz’altro gradevole vivere in una città giardino, la bellezza è necessaria all’uomo, ma il lavoro è alla base dell’esistenza di un essere umano per poter vivere decorosamente e apprezzare ciò che di bello la sua città gli offre, senza angosce, con fiducia nel presente e nel futuro. Perché non ribaltare questa condizione che ormai sembra permanente e accettata da tutti chiedendosi, ad esempio, perchè nessuno, a parte il Movimento 5 Stelle, parla di “Reddito di Cittadinanza Municipale” (che non è carità pelosa a pioggia per sfaccendati, ma un transitorio sostegno al reddito per chi è in difficoltà economica), oppure di “Servizio di Prossimità”, cioè dare a chi non ha un lavoro l’opportunità di contribuire nelle attività di pubblica utilità, accordandogli un retribuzione e, al contempo, aiutandolo a sentirsi utile alla collettività evitando condizioni di emarginazione e diversità rispetto al lavoratore occupato. Non è solo una questione politica, Direttore, è soprattutto un problema sociale. Io posso simpatizzare per questo o per quell’altro ma, oggettivamente, a chi può sembrare giusto che tutto continui allo stesso modo?
Grazie per avermi letta e se vorrà pubblicarmi.
Sabrina Sasso

Gentile Sabrina, grazie della lettera perché è ispirata da valori e ideali superiori ma soprattutto perché - quando in troppo pochi credono di poter cambiare le cose - lei è convinta di riuscire a farlo attraverso la forza delle parole inviate a un giornale. Noi non crediamo che l’argomento principale di queste pagine debba essere (o sia) la lotteria, il falò, la vittoria o la sconfitta di una squadra di calcio o pallacanestro, il meteo, il cerco padrone, ma ci facciamo guidare dall’umanità e dal cuore presenti nelle notizie (non dalle notizie in sé, perché ormai quelle ve le danno tutti, e tutte uguali, 24 ore al giorno). Lo slancio, la sofferenza, l’altruismo, la sincerità, l’ingiustizia e l’aiuto decidono spazi e titoli in pagina.
Capita di litigare e anche di sbagliare ma sappiamo chiedere scusa senza arrampicarci sugli specchi, non svendiamo i nostri ideali e siamo aperti al dialogo con tutti: per tutto ciò, e perché la nostra “diversità” non è un atteggiamento di facciata, la sua invocazione a posare lo sguardo verso la fatica del lavoro e della vita lascia il segno.

L’editore che ci detta la linea - Michele Lo Nero approverà - è lei, signora Sabrina, e tutte le Sabrine che ci scrivono sfogandosi o dandoci un consiglio sincero, al di là della loro convinzione politica.

Andrea Confalonieri


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