Cinquecento anni dalla Riforma di Lutero. Varese omaggia il grande teologo tedesco
Il teologo della Riforma Lutero

Cinquecento anni dalla Riforma di Lutero. Varese omaggia il grande teologo tedesco

In Sala Montanari a Varese, domani, il convegno a cui parteciperà anche il prevosto Panighetti

A cinquecento anni dalla Riforma protestante, Varese “celebra” Martin Lutero. “La Chiesa, l’Arte, la Politica e la Storia ai tempi di Martin Lutero”, questo il convegno in programma domani alle 17.30, in Sala Montanari, promosso dalla Comunità Evangelica Ecumenica di Ispra-Varese, in collaborazione con il Comune di Varese e dedicato a Lutero.

Ad aprire il dibattito ci sarà Sandra Tritz, presidente della Comunità Evangelica Ecumenica Ispra-Varese, seguirà l’intervento della storica Ivana Pederzani che tratteggerà un quadro storico generale del 1517, l’anno cruciale per Lutero e non solo, e quello di Jutta Sperber, teologa, Pastora della Comunità Evangelica con “Lutero, la riforma e la musica”.

Si avvicenderanno, poi, gli interventi della docente di storia dell’arte Paola Viotto, con “Lutero e le immagini”, di Irene Di Paola Affede, sinologa e ricercatrice con “Gli scritti politici di Lutero” e di monsignor Luigi Panighetti, prevosto di Varese, che terrà una relazione dal titolo “Per la Chiesa è sempre tempo di riforma”.

Dopo i saluti conclusivi dello scrittore Mauro della Porta Raffo, l’appuntamento è per le 21, quando si terrà un “Concerto con il coro della Scuola Europea per i 500 anni della Riforma Luterana” organizzato dalla Comunità Evangelica Ecumenica di Ispra-Varese, presso la sede dei Frati Cappuccini (Viale Borri, 109) a Varese.

«In un’Europa attraversata da profonde tensioni politiche, economiche e sociali, coacervo di alleanze e contro alleanze, battaglie e guerre, prese avvio nel 1517 e si diffuse la protesta di Martin Lutero», spiega Ivana Pederzani, docente di storia presso l’Università Cattolica di Milano. Una riforma che affonda le radici nel suo tempo? «La dottrina accompagnava da tempo il processo di formazione dello stato moderno. Il 1516 ne fu una tappa fondamentale grazie alla pubblicazione di tre opere che predicavano, con Machiavelli, la separazione tra politica e morale, con Erasmo l’educazione del sovrano cristiano ormai lontano da ogni universalismo medievale, con Thomas More principi di libertà e di tolleranza religiosa, preludio al pensiero di Grozio e del giusnaturalismo».

L’aspetto filologico, di attenzione al testo biblico ebbe un ruolo decisivo. «Dal punto vista culturale l’umanesimo approfondiva il vulnus già inferto da tempo alla teologia scolastica e alla sua volontà di conciliare verità di fede e verità di ragione. La appassionata esegesi dei testi sconvolgeva le interpretazioni della tradizione medievale, dal diritto alla teologia alle lettere, e lo studio della filologia, grazie al quale il Valla aveva smentito la legittimità del potere temporale dei papi, stimolava la diffusione dei testi biblici e di quelli classici nella versione originale».

Sulla Riforma protestante, in molti hanno cercato di analizzare e capire se e se ci fu, quanto grande fu la sua ricaduta economica. E la stessa Pederzani sostiene che «dal punto di vista sociale la sfida economica oceanica, con la svalutazione della moneta e l’aumento dei prezzi conseguente alla scoperta dell’America del 1492, dava un colpo mortale alle posizioni di rendita rovinando in Europa principalmente la nobiltà cadetta».


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