La cultura del vino, una tradizione per Varese

La cultura del vino, una tradizione per Varese

Il passato e il futuro di quest’arte nella chiusura della rassegna di Villa Toeplitz

Settembre: tempo di vendemmia, anche in provincia di Varese. Per chiudere la rassegna estiva dei Giardini Letterari di Villa Toeplitz, presentazione tutta da gustare giovedì 21 settembre alle 18.30 (in caso di maltempo, l’evento si terrà presso il Museo Castiglioni) con “Varese terra da vino” (Macchione editore) del giornalista e appassionato di storia del territorio, Sergio Redaelli a cui seguiranno degustazioni di vini a cura di Franco Berrini della Cascina Piano.

Redaelli si è dedicato alle le biografie della garibaldina Laura Solera Mantegazza, del papa Pio IV Medici zio di Carlo Borromeo, della dinastia d’imprenditori tessili Borghi di Gallarate e, nel 2016m ha dedicato un libro ai pontefici che hanno avuto a che fare, in quasi duemila anni, con Santa Maria del Monte.

Nel 1999 Redaelli scriveva “Quando a Varese c’era il vino” raccontando la produzione vitivinicola, allora ridotta al lumicino. E redigeva il dossier sulla storia della vitivinicoltura prealpina inviato al Ministero dell’Agricoltura nel 2005 per ottenere la Igt Ronchi Varesini. In “Varese terra da vino” oggi Redaelli racconta la realtà vitivinicola di casa nostra, descrivendo i progetti futuri e spiegando chi e come ha reso possibile questo “miracolo” dopo un secolo di abbandono, i pionieri che, vent’anni fa, misero in moto il circolo virtuoso trovando i soldi per le prime micro vinificazioni, per le indagini in campagna e per i necessari approfondimenti affidati alla facoltà di agraria dell’Università di Milano. Facciamo un quadro della produzione varesina?

«Varese è di nuovo terra da vino. Finalmente – rivela l’autore - La riscoperta delle antiche tradizioni vitivinicole e il riconoscimento della Igt Ronchi Varesini, arrivato nel 2005, rilanciano la città prealpina nel vigneto Italia. Nascono nuove cantine, aprono agriturismi che producono vino, i ristoranti studiano gli abbinamenti con i piatti tipici, le piccole produzioni agroalimentari si ritagliano una nicchia di mercato, crescono l’impatto sul turismo e la tutela dell’ambiente. Siamo sulla buona strada. Anche se il peso dell’agricoltura è ancora troppo piccolo. Appena duemila occupati sui 377 mila del sistema economico provinciale».

Il volume presenta anche un delizioso spaccato storico e letterario della produzione varesina.

«Il libro – spiega ancora Redaelli - racconta la storia e le tradizioni varesine, i “vinett savorii” di Angera, Tradate e Varese cantati da Carlo Porta nei “Brindes de Meneghin all’ostaria”, gli esperimenti vitivinicoli di Alessandro Manzoni a Morosolo, la campagna varesina di Garibaldi del 1848 ad alta gradazione alcolica, il vinello di Casbeno prediletto dal duca Francesco III d’Este. E rivela la vera storia del mitico Sasso di Gavirate, il vino prodotto nella prima metà del ’900 sui terreni di proprietà di Guido Morselli alla Casina Rosa».

Quale futuro vitivinicolo ci aspetta?

«In provincia di Varese ci sono oggi diciannove ettari di terreni coltivati a vite - ma erano tremila nell’Ottocento -. Il nebbiolo è l’uva d’elezione ma non è la sola. La futura Doc, di cui già si parla, potrebbe valorizzare i vitigni storici del territorio – soprattutto il nebbiolo, ma anche il prelibato merlot - con rese selezionate di 70 quintali per ettaro contro i 140 della Igt. Lo sviluppo di una Denominazione di Origine più selettiva potrebbe richiamare l’interesse dell’imprenditoria giovane, ma richiede l’appoggio delle istituzioni e della politica, a cominciare dalla Regione Lombardia cui spetta il compito di assegnare i nuovi terreni da coltivare a vite».


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