«Un mio quadro è soltanto un particolare da cui ciascuno può arrivare al suo infinito»

«Un mio quadro è soltanto un particolare da cui ciascuno può arrivare al suo infinito»

Il varesino Giuseppe Oliva esporrà i suoi lavori alla Biennale di Milano

Un varesino alla Biennale di Milano. Per far parlare la propria arte, per raccontare attraverso i colori la sua Sicilia. E, soprattutto, per emozionare. Perché quando Giuseppe Oliva si siede di fronte alla tela cerca di imprimervi sopra, dentro, un’emozione, cercando non solo di condividere con gli altri la propria, ma di «risvegliare in loro un sentimento sopito o apparentemente dimenticato che appartiene solo allo spettatore».

Da mercoledì prossimo fino a domenica 15 verrà riproposta la Biennale di Milano, una mostra internazionale di arte contemporanea giunta, dopo il successo del 2015, alla sua seconda edizione. Al Brera Site di Milano, in via delle Erbe, il varesino Giuseppe Oliva, nato a Vittoria in provincia di Ragusa il 13 ottobre 1949 ma trapiantato nel cuore della Città Giardino da oltre 40 anni, sarà uno degli artisti in esposizione con ben otto opere sotto gli occhi di mezzo mondo. La Biennale, dunque, oltre ad essere il teatro più bello per festeggiare il sessantottesimo compleanno, sarà per il varesino soprattutto un palcoscenico prestigioso per mettere in mostra la propria arte e le emozioni e la filosofia che la pervadono.

Che cosa impressiona Giuseppe Oliva? Qual è la musa che lo spinge a sedersi su quello sgabello? Dopo quarantadue anni di vita lontani da casa, l’arte di Oliva ha una matrice nostalgica. «Sono siciliano, la mia terra mi è rimasta dentro, come potrebbe essere il contrario? - racconta Oliva, emozionato e soddisfatto - Più passa il tempo e più ci si affeziona, non si dimentica. Quelli che esporrò a Milano sono tutti titoli in cui si vede e si sente la nostalgia e la voglia di mare e di “casa”. Queste emozioni non vengono fuori tanto dal punto di vista naturalista quanto da quello del colore».

Le otto opere che porteranno un pezzo di Sicilia alla Biennale, infatti, sono quadri materici, realizzati dunque con una pittura “in rilievo”, con dei colori che sfumano tra le diverse tonalità del blu e dell’azzurro, marchio di fabbrica della carriera di Giuseppe Oliva, «smuovendo l’anima dello spettatore». Ma in queste otto opere ci sono anche delle novità. Proprio a livello cromatico.

«A questi colori si sono aggiunti del giallo e del rosso, questo perché che ho voluto innestare un altro concetto nella mia arte, quello dei riflessi, che rappresentano il tentativo concettuale di andare oltre, di cercare di superare quella che è la realtà virtuale. Il riflesso in quanto tale sembra bello ma è qualcosa che non esiste. In questo senso ho aggiunto questi colori, per dare la possibilità allo spettatore attraverso la materialità dei colori di capire il concetto dell’andare oltre e oltre la realtà».

E così un quadro di Giuseppe Oliva si impregna di vita, diventa per chi si sofferma ad ammirarlo momento di riflessione, occasione di introspezione. Perché l’arte di Oliva vive in un perfetto equilibrio tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. Ogni quadro è un particolare dell’infinito dell’artista e «un particolare del mio immenso, allargandolo nella mia emozione, trova un infinito e una collocazione. E l’osservatore che guarda un mio quadro troverà, da quel particolare, il suo infinito. Ecco perché l’emozione che ne deriverà non sarà la mia, ma la sua».

La Biennale di Milano, che verrà inaugurata mercoledì prossimo dal noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, vedrà le opere di Giuseppe Oliva ammaliare, tra gli altri, anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il Presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni. E vedrà così anche un po’ di Varese, illuminata dal sole della Sicilia, fare bella mostra di sé davanti al mondo.


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