Varese in cima al mondo con il sound dei Belize. «Nel dna umiltà, consapevolezza e casa nostra»

Varese in cima al mondo con il sound dei Belize. «Nel dna umiltà, consapevolezza e casa nostra»

La band, dopo le apparizioni ad X-Factor, pubblica oggi l’Ep “Replica”. Intanto Manuel Agnelli li tiene d’occhio

VARESE - Un sound urban colorato con rap, elettronica e trip hop tutti mescolati insieme, le ali belle larghe con cui surfare sul vento della ribalta e il sangue della varesinità che pompa a mille nelle loro vene. Alla conquista dell’Italia senza dimenticare da dove, quattro anni fa, è partita la spedizione. La marcia dei Belize continua con forza ed entusiasmo verso un posto sempre più largo e definito nella scena indie italiana. Uno spazio che Riccardo Montanari, Yed Giordano Viganò, Mattia Tavani e Federico Scaglia, i quattro moschettieri varesini che formano i Belize, si sono presi tra sgomitate, pugni duri e tanta, tantissima qualità. Qualità tecnica, artistica e musicale che prima ha colpito una città intera (il famoso punto di partenza) e che poi ha preso anche tutto lo Stivale, il punto di arrivo (per il momento, fidatevi).

In mezzo, live sparsi per tutta la regione e fuori (guai a sottovalutare questo aspetto visto il tracollo che sta investendo la musica dal vivo), un album (“Spazioperso”), un Ep, “Replica” (anticipato dal singolo Superman) in uscita oggi su tutte le piattaforme streaming per Ghost Records (etichetta varesina, guarda un po’), e una partecipazione alle ultime audizioni di X-Factor 2017, finita alle famose sedie. Avventura, quest’ultima, che ha comunque portato ai Belize offerte, chiamate, proposte per live in ogni dove. A partire dalla casa madre, da Varese, con uno show il prossimo sabato alle Cantine Coopuf (via De Cristoforis, 5). In neanche tre mesi, dunque, un salto da un tre stelle al Palace.

Hype al massimo, insomma...


In questo momento abbiamo un sacco di cose da fare e siamo mega sul pezzo. Siamo carichi e contenti ma stiamo comunque con i piedi molto saldi a terra. Non ci aspettavamo nulla di quello che è successo negli ultimi mesi quindi ci andiamo piano.

Chi va piano va lontano, d’accordo. Ma la vostra hit “Pianosequenza” sta andando velocissima sul web con oltre 120 mila visualizzazioni...


Siamo felicissimi di questo. Anche perché quando abbiamo deciso di portarla a X-Factor alcuni ci hanno detto sarebbe stata più adatta Superman. Noi però abbiamo insistito perché era un po’ più fuori dagli schemi, c’erano sì melodie pop ma con una composizione strana che non prevedeva un ritornello. Abbiamo spinto e la risposta è stata alta. Questo ci conforta: vuol dire che la gente ha voglia di qualcosa di diverso.

Grazie X-Factor, dunque.

Decisamente. Siamo contenti di averci provato, abbiamo avuto grande visibilità e questo ha fatto sì che anche il mondo indie, che era un po’ già il nostro universo, si sia accorto ancora di più di noi. All’inizio eravamo scettici sul talent. Abbiamo litigato spesso tra di noi perché non eravamo mai tutti d’accordo ma alla fine abbiamo deciso di provarci con l’idea di portare le nostre cose e di divertirci. Abbiamo ottenuto ottime risposte e va bene così.

I Belize sono diversi dopo l’esperienza di X-Factor?


Siamo assolutamente gli stessi. Diciamo che ora siamo un po’ più focalizzati su ciò che stiamo facendo. Prima era forse più un gioco, adesso invece stiamo cercando di far diventare la musica il nostro lavoro.

È stato Manuel Agnelli a decidere di togliervi la bramatissima sedia nonostante lo aveste colpito: lo avete più sentito?


Con Agnelli ci siamo lasciati molto bene. Anche perché nella puntata andata in onda non si è visto, ma in realtà ci siamo incontrati nel backstage e ci ha dato la sua e-mail. Adesso siamo in contatto con lui, è chiaramente pieno di cose da fare ma è attento a tutto ciò che facciamo, lo teniamo aggiornato. Ci ha presi un po’ sotto la sua ala.

Sul palco di X-Factor è arrivato un progetto totalmente made in Varese. Siete un po’ i nostri portabandiera.


L’aspetto della varesinità è una cosa a cui teniamo moltissimo fin da “Spazioperso”, a cui, tra l’altro, ha collaborato anche Simone Lanza di WaxLife, un altro varesino. Oggi viviamo quasi tutti a Milano ma siamo legatissimi alla nostra città, lo diciamo sempre. Questo è un luogo pieno di gente bravissima ma è anche una città chiusa, che vive tanto nel privato e quindi queste personalità faticano ad emergere. Siamo convinti però che tutti insieme possiamo riportare Varese fuori dai propri confini.

Magari con il vostro Ep, Replica.

Perché no? - ridono - Sarebbe un onore. Questo è un progetto coraggioso nato molto spontaneamente. La differenza con “Spazioperso” è che abbiamo imparato a fare bene le cose. È un lavoro più maturo. Ci siamo affidati anche ad aiuti esterni, come Giacomo Carlone per la produzione e la registrazione, pur facendo quello che volevamo.

Ovvero?


Per esempio, abbiamo messo brani senza ritornello, una cosa strana. Se c’è una buona base sotto e non ci viene il “chorus”, ci siamo sentiti liberi di non metterlo. Poi a livello di sound è esattamente come lo volevamo, molto cupo e malinconico, con suoni un po’ “fastidiosi”. Un nostro amico, Edoardo Piron, dice sempre che viene colpito da un disco solo quando lo infastidisce: il nostro gli ha fatto esattamente quell’effetto.

L’Ep è stato anticipato da Superman, un brano molto forte e intimo.

Con quella canzone vogliamo dire che l’essere speciali non è tentare di fare di tutto per sembrare diversi ed essere migliori ma semplicemente accontentarsi di se stessi.

Che detto da ragazzi giovani è ancora più forte.

Volevamo dare questo messaggio, ci crediamo molto. Speriamo che molti possano sentire proprio questo brano.

Da dove è venuta, per Superman, l’idea del video animato da delle gif?

La genesi è interessante. Dopo “Spazioperso” eravamo un po’ persi, appunto, perché non sapevamo cosa fare. Poi Giacomo Fumagalli di Aloha Project, anche lui varesino, ha fatto la tesi di laurea praticamente su di noi con un progetto video e ci ha chiesto canzoni da potervi inserire. Gli abbiamo dato Superman e tac, come d’incanto è arrivata questa bomba.

A proposito di varesini, sabato prossimo sarete alle Cantine Coopuf. Più preoccupati per il delirio di gente che vi aspetta o per la corrente che si staccherà alle 23.59?

Purtroppo a Varese, e lo diciamo da ragazzi nati e cresciuti qui, c’è davvero poco da fare, non ci sono neanche spazi per proporre musica con continuità. A Milano nascono sempre progetti in piccolo per poi evolvere a lungo termine. Qui invece è molto difficile. E le nuove normative contro l’inquinamento acustico che vietano ai locali di fare musica dopo un certo orario, che è oggettivamente troppo presto, non aiuta di certo. È assurdo. In ogni città ci dovrebbe essere un luogo dove poter ascoltare musica fino alle 6 del mattino. Invece così la gente che a mezzanotte si vede spegnere tutto si incazza, se ne va e non torna più. Dobbiamo svegliarci.

Quindi che cosa servirebbe ad una città come Varese?


Un centro sociale. Ma non uno buttato lì, ma qualcosa simile al Macao di Milano. Ci sarebbe lo spazio del cinema Vittoria. Chissà, magari qualcuno ci ascolterà.


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