«Vi canto dell’amore, il sentimento più forte e il più indescrivibile»

«Vi canto dell’amore, il sentimento più forte e il più indescrivibile»

L’intervista a Biagio Antonacci che domani sera sarà in scena al PalaWhirlpool

A tutto Biagio. Domani alle 21, Antonacci torna in città, al Pala Whirlpool, a pochi giorni dal grande successo della tappa varesina de “L’amore comporta tour 2014”.
Un bis concesso perchè per la data del 28 novembre i biglietti andarono tutti esauriti in pochi giorni.
Il cantautore milanese proporrà la formula che gli è più congeniale mescolando pezzi vecchi e riarrangiati con quelli dell’ultimo album in studio, il dodicesimo, che ha dato anche il titolo al tour. Al pubblico non resterà che scatenarsi con la band di sette elementi che accompagna Biagio, ballare coi brani pop-rock e lasciarsi trasportare dalle ballate dalle atmosfere sognanti.

Cosa “comporta” l’amore?

L’amore comporta mettersi in discussione, sempre. È il sentimento più forte e profondo che un essere vivente è in grado di provare e, al tempo stesso, è anche quello più indescrivibile. Pertanto, quello che l’amore comporta per alcuni non è la stesso di quello che comporta per altri.

E cosa ha “comportato” nella sua vita?

Energia pura, che sia l’amore per una donna o che sia l’amore per un figlio o un genitore. L’amore è, soprattutto, scambio di energia.

I suoi live sono un concentrato di energia. Come si prepara fisicamente e psicologicamente ad affrontarli?

Non ho un tipo di preparazione specifica. Fisicamente cerco allenarmi il giusto, in modo tale da reggere più di due ore di corse sul palco. Mentalmente e spiritualmente lascio che sia la musica, insieme al mio pubblico, a caricarmi.

Molti brani eseguiti in tour sono riarrangiati: è un’evoluzione rispetto a quando li ha scritti oppure serve a proporre qualcosa di unico al pubblico?

Nelle mie nuove esecuzioni cerco di rinnovare i suoni senza stravolgere l’anima originale dei pezzi che interpreto nei miei spettacoli da sempre.

Perchè torna a Varese? Che sensazioni le trasmette il pubblico?

Varese è una città che conosco molto bene e che frequento sin da quando ero bambino e passavo parte delle mie estati a Grantola, un piccolo paese della sua provincia al quale sono legato da bellissimi ricordi.

C’è una parola che ripete spesso in concerto: “liberi”, specialmente quando incita il pubblico a muoversi e a cantare. Cosa intende?

Liberi significa essere liberi di muovere le emozioni positive che si agitano nel fondo di noi, senza dubbi e con la voglia di stare bene e di far stare bene chi abbiamo intorno.

Terminato il tour cosa farà?

Inizierò a scrivere nuove canzoni, anche se in realtà scrivo sempre, anche durante le pause che ho tra uno spettacolo e l’altro.

Come si vede tra dieci anni?

Su un palco, a vivere di musica, scambiando energia con chi avrà ancora voglia di seguirmi in quello che faccio ed in quello che scrivo.

Come passerà il Natale?

In famiglia, come tutte le persone di questo mondo.

Se potesse vedere esaudito un sogno qualunque, quale sarebbe?

Ho già avuto molto dalla vita, mi ritengo un privilegiato; la mia vita attuale è il sogno che avevo da bambino.

Cosa la diverte?

Il mio lavoro perché è la mia passione e vivere della propria passione è il più grande dono che un uomo possa aver ricevuto dalla vita.

Tra i brani che ha scritto ce n’è uno che ha avuto un successo insperato e qualcuno che non è stato capito fino in fondo?

È una domanda difficilissima, perché per un cantautore ogni canzone scritta è importante e ciò a prescindere dal successo e dal riscontro del pubblico; può accadere che brani che interpreto meno famosi di altri mi emozionino più di un brano di successo.


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