Galimberti si racconta: «Cambieremo questa città»
Davide Galimberti al momento delle elezioni a sindaco della città di Varese (Foto by archivio)

Galimberti si racconta: «Cambieremo questa città»

L’’intervista al sindaco di Varese, a poco più di un anno dal suo insediamento a Palazzo Estense . Si parla di tutto: dal referendum per decidere il suo stipendio, alla possibilità di “tradire” Varese per Roma

A Ferragosto il primo cittadino Davide Galimberti, sindaco dal 20 di giugno del 2016, rimane a presidiare la città: ed è questo un periodo tutt’altro che facile per Varese in un agosto già denso di nubi all’orizzonte, iniziando dallo spettro dei 1800 parcheggi blu che stanno inesorabilmente fagocitando Varese e diventeranno operativi a settembre con il secondo step del piano sosta, passando per tutta una serie di malumori legati alla questione del ricalcolo delle tariffe dei parascolastici e terminando con il taglio dei rimborsi per i servizi assicurati dai cosiddetti “volontari anziani”.

Servizi che, come nel caso dell’attraversamento pedonale affidato ai nonni dei quartieri, erano giudicati dalla cittadinanza indispensabili per la quotidianità.

In questo clima di malumori serpeggianti, in una Varese dalle saracinesche abbassate ma dalle strade insolitamente brulicanti di vita per essere il mese in cui tutti dovrebbero essere in ferie – segno che forse i soldi per andare in ferie sono finiti - abbiamo rivolto alcune domande essenziali al sindaco.

Varese non è città facile. Cosa significa per Davide Galimberti esserne sindaco da un anno a questa parte? E perché ha voluto con tutte le sue forze governarla?


Ho voluto divenirne sindaco perché penso che ci sia la possibilità concreta di far diventare Varese una grande città in termini di qualità della vita, dei servizi, delle opportunità e per fare questo serve utilizzare un metodo diverso dal passato: una grande concretezza ma al contempo bisogna anche avere tanta pazienza, perché i processi di cambiamento richiedono del tempo prima di diventare operativi.

Non è mai preso dallo sconforto, dalla voglia di mollare tutto?

Lavoro sempre 20 ore al giorno per la mia città e quindi, fatti i debiti conti, dormo 4 ore per notte così come quando avevo iniziato questa avventura. E non mi è mai preso nemmeno una volta la voglia di mollare tutto: anche nei momenti più difficili ho trovato ulteriore energia per andare avanti nei miei progetti e per il bene di Varese.

Il 20 di giugno del 2016 lei vinceva al secondo turno delle amministrative con il 51,84% dei voti. Lei, anche in ragione dell’evidente minimo scarto fra la sua percentuale e quella del candidato antagonista Orrigoni, dichiarò da subito di voler essere il sindaco di tutti. La domanda che le facciamo è dunque questa: lei si sente davvero il sindaco di tutti i cittadini?

Assolutamente sì e lo dimostrano i costanti incontri del giovedì proprio con i cittadini, che sono proseguiti anche nel mese di agosto. Mi prendo una pausa a partire da questo giovedì ma riprenderò puntuale a riceverli il 7 settembre.

Si sente più un uomo di partito o un civico? E in generale lei crede di dare abbastanza voce ai civici che sono stati eletti e siedono in consiglio a rappresentare la voce dei cittadini? (ndr: questa domanda veniva rivolta al primo cittadino quando ancora non erano state rese note le dimissioni di Mauro Gregori da consigliere comunale).

Sono un civico che crede fortemente nel ruolo dei partiti. Ho la tessera del PD da 8 anni, non posso certo negarlo. Ma a parer mio qualsiasi cittadino è un civico e quando una persona si iscrive ad un partito non perde il suo animo civico: oggi che rappresento un’istituzione importante a maggior ragione l’elemento civico nella mia azione quotidiana amministrativa è valorizzato e ancora più pregnante, così come tutte le componenti politiche e sociali della città come elemento di stimolo per fare sempre meglio: per attuare quei progetti importanti di cui la città ha bisogno è necessario coinvolgere e ascoltare tutti ma poi decidere.

Tradirebbe mai la sua città per candidarsi alle regionali o in parlamento?

Io ho detto in più occasioni che faccio il sindaco e basta.

Lei aveva costruito una campagna elettorale camminando nei quartieri e andando a bussare di porta in porta, incontrando i cittadini. Ora i cittadini avvertono la distanza fra il palazzo e la gente: come pensa di rimediare a questo strappo?


Noi abbiamo un programma da attuare raccolto e definito durante la campagna elettorale: lo attueremo e i cittadini percepiranno con mano che si sta lavorando nel loro esclusivo interesse. Per quanto riguarda il dialogo con la città fuori da palazzo, quest’estate sono andato a tutte le feste nei rioni e sono costantemente presente ad iniziative, incontro chiunque mi chieda un incontro, quindi mi sento di dire che il dialogo non solo non si è mai estinto ma prosegue ancora in maniera feconda.

Allora arriviamo alle domande formulate direttamente dai cittadini. Uno dei problemi più evidenti di Varese sono le condizioni in cui versano le periferie, nelle quali le aree degradate pullulano. Le riporto uno sfogo emblematico di una signora belfortese che potrebbe fare il paio con altri quartieri. «La mia Belforte – dice Michela Bianchi - è diventata un quartiere fantasma dove tutti i negozi hanno chiuso e si ha paura soprattutto la sera a girare per le vie: è morta sotto tanti punti di vista. L’ex macello e l’ex caserma della finanza stanno cadendo a pezzi con tutto il loro amianto posizionato su tetti». Mauro Gregori, il civico puro, dal canto suo, protestava qualche giorno fa dalle pagine del nostro giornale per la decisione presa dall’assessorato ai Servizi Sociali di costruire un nuovo centro diurno integrato in piazzale Kennedy anziché recuperare aree degradate come la Morandini. Cosa ci può dire a riguardo?

Il fatto che abbiamo partecipato al bando periferie del governo e abbiamo avuto un finanziamento di 18 milioni di euro dimostra l’attenzione del Comune per i quartieri e le aree degradate. L’attuazione di questo intervento consentirà di allargare la riqualificazione urbana ad altre zone limitrofe al comparto stazioni e da quella riqualificazione si avvieranno processi di rigenerazione urbana che si allargheranno anche ai quartieri prossimi.

A proposito di piazzale Kennedy, nel quale in questi giorni si stanno eseguendo carotaggi per valutare le caratteristiche del sottosuolo in relazione ai futuri lavori per la riqualificazione del comparto stazioni, Luisa Oprandi spiegava in conferenza stampa di essersi astenuta dal voto in occasione della presentazione del progetto perché questo non era definitivo. Quindi è ancora possibile che per i famosi 400/500 posti auto ridotti a 190 totali ci sia un ripensamento?


Nel mese di settembre verrà elaborato e presentato il progetto definitivo. Gli architetti sono milanesi e allievi di Renzo Piano, una garanzia.

Veniamo alle note dolenti. Quando pensa e come di avviare il famoso referendum per lo stipendio del sindaco di cui parlò in campagna elettorale? Questa è una domanda che rimbalza su Facebook da giorni.

Io credo molto nel giudizio popolare collegato ai risultati che uno produce e quindi, com’è stato più volte detto, verrà predisposto il regolamento per il referendum.

Un’amministrazione che aumenta le tasse e taglia i servizi – un esempio su tutti: l’aumento delle rette delle mense scolastiche da 4.30 euro per il pasto giornaliero a 5 euro per i residenti che non superano i 30mila euro di Isee, mentre per i non residenti si passa da 4.70 euro a 5.50 euro indipendentemente dal reddito - si può dire veramente attenta al sociale? Eppure, come ha osservato il civico Iannini, il consigliere “refrattario” della lista Galimberti, dovrebbe essere prerogativa di un governo di sinistra l’attenzione per le famiglie e le fasce più deboli.

Non è vero che sono state aumentate le rette e le tariffe nei parascolastici: è stato semplicemente introdotto il metodo Isee in tanti servizi: ciò garantisce una compartecipazione alle spese dei servizi in maniera proporzionale al reddito di ciascuno. Per le mense invece è vero.

Ci spiega la sua posizione sulla questione dei tagli ai volontari anziani? Cambierà qualcosa?

Per me il volontariato è da intendersi come servizio prestato gratuitamente alla città: di ciò Varese è straordinariamente ricca. Rendo noto che alcuni cosiddetti volontari anziani fortunatamente animati da grande senso civico hanno deciso di proseguire la loro attività a servizio della città senza ricevere più alcun compenso.

Antonia Calabrese, la paladina delle magliaie varesine, le formula questa domanda: «Concretamente quando e dove pensa di realizzare la cittadella nonché casa per le associazioni di volontariato di cui ha parlato durante l’ultima riunione per i patrocini a giugno?».

Si tratta di un progetto in corso di valutazione nei prossimi mesi: si approfondirà la questione insieme alle stesse associazioni di volontariato. Potrebbe essere già stato individuato uno stabile adeguato allo scopo.

Per quanto riguarda il nuovo teatro, la scelta potrebbe ricadere sul restauro del Politeama?


No. L’attuale accordo di programma prevede che venga realizzato in Piazza Repubblica.

In seguito alle recenti e note vicende che hanno visto il trasferimento dell’Addolorata e della Canziani, ci si chiede da più parti se sia in atto un piano di razionalizzazione delle scuole e se siano, quelle attualmente aperte, tutte agibili.


No. È in atto un piano di sistemazione, di messa in sicurezza delle nostre scuole. Tanti interventi sono già stati fatti; altri lo saranno nel 2018. Per quanto riguarda l’agibilità, gli uffici tecnici hanno certificato che le scuole aperte sono tutte agibili in forza alla documentazione.

In ultimo, Luisa Oprandi ha sostenuto la necessità per Varese di fare rete con le altre città del territorio. Lei invece si è recentemente accapigliato con il sindaco di Busto e con quello di Gallarate per la questione dei migranti giunti in stazione a Varese per conferire con il prefetto. Varese intende fare rete o isolarsi dalle altre città della provincia?

Varese sta già facendo rete con le altre città.


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