«Non dobbiamo subire Malpensa». Nove sindaci contro il masterplan

«Non dobbiamo subire Malpensa». Nove sindaci contro il masterplan

Il Cuv ha sottoscritto una lettera per il presidente Sea Modiano nella sede di Somma Lombardo

«I problemi di uno sono quelli di tutti», dice l’attuale presidente del Consorzio urbanistico volontario (Cuv) Dimitri Cassani in rappresentanza di circa 80 mila persone che vivono nei 9 Comuni che stanno intorno a Malpensa.

Se qualcuno avesse mai scommesso sulla perdita di identità del Consorzio e sulla sua divisione, può dirsi sconfitto. Malpensa è la prima azienda del territorio, la Fiat della provincia di Varese «e noi non ne disconosciamo certo la portata e l’importanza, ma abbiamo altrettanto il dovere di non subirla e di riuscire a conviverci», annota Cassani. Dunque il masterplan, ossia il piano di sviluppo di Malpensa in dirittura d’arrivo per Sea, che prevederebbe 32 milioni di passeggeri entro il 2030 e il raddoppio delle merci per arrivare a 1 milione di tonnellate da movimentare nella cargo city dello scalo, dovrà essere condiviso con il territorio.

Un mantra che ritorna. Ma il Cuv appare più unito che mai e alla disponibilità di confronto del presidente Sea Pietro Modiano ricorda che il «dialogo va praticato».

Nel corso della conferenza stampa tenuta ieri sera nel Comune di Somma Lombardo, sede storica del Cuv, è stata presentata la lettera che tutti e nove i sindaci del Cuv hanno voluto e sottoscritto.

Arsago Seprio, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Ferno, Golasecca, Lonate Pozzolo (per firma del commissario prefettizio), Samarate, Somma Lombardo e Vizzola Ticino sono state e sono una sola voce e «una testa unica», rimarca il presidente Cassani. Da qui non si passa.

Senza alcuna intenzione di erigere barricate, i sindaci del territorio parlano però chiaro a Sea e al presidente Modiano al quale riconoscono «onestà intellettuale». Ma il confronto, professato dal numero uno di Sea, deve passare necessariamente dal dialogo per essere realmente tale. Il futuro per Malpensa dovrà essere «equilibrato», spiega Cassani. «Oggi siamo a un punto di non ritorno. Noi non siamo “contro” l’aeroporto, ma ci aspettiamo un confronto effettivo». Tradotto in azioni significa, a monte, «definire qual è il numero massimo di passeggeri e di tonnellate di merci che il territorio è in grado di sopportare, prima di evidenziare criticità e con quale tempistica».

Si chiede: il rispetto delle rotte di decollo, analisi sull’inquinamento atmosferico e acustico, l’intervento “politico” di Sea a favore di una migliore viabilità al di fuori del sedime perchè merci e passeggeri in più vogliono dire più auto e mezzi pesanti lungo strade e arterie viarie già ora al collasso. E poi lavoro.

«Su 15mila persone occupate a vario titolo in aeroporto, meno di 3.000 sono residenti nel Cuv», rimarca il sindaco di Somma Stefano Bellaria che da tempo chiede, invano, la possibilità di formare le professionalità che servono a Malpensa rivolto a occupazione di qualità. Inoltre il 5% degli utili di Sea da riversare in opere compensative, oltre a una rappresentanza fissa del territorio in contatto con Sea.

Si scoprano le carte, insomma. Tutte. «Ci aspettiamo che a Sea interessi quello che sta fuori dal sedime aeroportuale», dicono i sindaci in coro. «Altrimenti diremo “no” al masterplan ma soprattutto sarà una sorta di “liberi tutti”».

Mentre la conferenza stampa era in corso, Sea ha comunicato la volontà di incontrare i sindaci del Consorzio Urbanistico Volontario. I quali confidano sia davvero l’inizio di una svolta nei rapporti tra comunità locali e aeroporto.


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