I soggetti a rischio non si preoccupano. Solo il 12% è conscio del pericolo
Si può prevenire con il vaccino (Foto by Olycom)

I soggetti a rischio non si preoccupano. Solo il 12% è conscio del pericolo

I dati dello studio condotto dall’istituto Ipsos Mori. La Società europee di pneumologia indica i due vaccini più efficaci

Secondo una ricerca condotta tra novembre 2015 e febbraio 2016 da Ipsos Mori, la maggioranza delle persone a rischio non si sente tale e non si preoccupa di come prevenire la malattia. Il 95 per cento degli interpellati in Italia dichiara di sapere cosa sia la polmonite, anche se il rischio percepito è basso: soltanto il 12 per cento del campione è conscio del pericolo reale. Inoltre, solo il 36 per cento degli intervistati sa che alcune forme di polmonite possono essere contagiose e una persona su sei crede che “la polmonite non colpisca le persone sane e in forma”.

Secondo lo studio Pneuvue (Adult Pneumonia Vaccine Understanding in Europe), invece, solo il 20% degli over 65 sa che c’è un vaccino in grado di tenere lontano il rischio di polmonite pneumococcica. Eppure ne esistono addirittura due, chiamati con le sigle Pcv13 e Ppsv23, o 23-v. Insieme, rappresentano la strategia più efficace come indicato nelle raccomandazioni dei CDC americani e delle Società europee di pneumologia, Italia compresa. Una pubblicazione a cura di EMA, l’ente europeo di controllo dei farmaci, ha esaminato, infatti, diversi studi comparativi sulla capacità del doppio vaccino di proteggere i pazienti da ognuno dei 12 tipi di pneumococco comuni ad entrambi. E ha dimostrato che negli over 70 la risposta immunologica dipende dal tipo di pneumococco che ha infettato l’anziano e che nel caso del coniugato è tra il 20 e il 100% superiore rispetto all’altro vaccino. Per questo, la somministrazione dei due prodotti è consigliata per gli over 65, soprattutto se affetti anche da altre patologie croniche e per giovani e adulti immunodepressi. Resta da chiedersi come mai sono consigliate due sostanze.

Il problema è che il 23-v, il primo dei due arrivato in Italia, non ha un’elevata capacità di stimolare le difese del sistema immunitario, tanto che la vaccinazione deve essere ripetuta ogni cinque anni. Ha dalla sua però il vantaggio di garantire una copertura da ben 23 ceppi diversi di pneumococco e per questo resta insostituibile, e va fatto.

Per contro, il Pcv13 contiene solo 13 tipi di batterio, cioè quelli più comuni. Ma ha dalla sua una durata illimitata, perché a differenza dell’altro, è in grado di stimolare la memoria immunologica.


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