Maxi scandalo farmaceutico. Un saronnese ai domiciliari
Al vertice dell’organizzazione, per gli inquirenti, un luminare di Parma

Maxi scandalo farmaceutico. Un saronnese ai domiciliari

Top manager di 55 anni coinvolto nella presunta associazione a delinquere

Farmaci sperimentali testati su pazienti ignari ma anche pubblicazioni scientifiche pilotate e di organizzare convegni medici sul controllo diretto delle stesse aziende farmaceutiche. C’è anche un varesotto, Alberto Grua, originario del saronnese, top manager di una multinazionale farmaceutica tedesca il cui sito produttivo italiano è a Origgio, tra i coinvolti nella maxi operazione portata a termine dai Nas ieri mattina su mandato della procura di Parma.

Nei guai 17 aziende

Il saronnese, 55 anni, capo commerciale per Europa, Australia e Nord America per la stessa azienda farmaceutica, è tra le 19 persone arrestate ieri mattina in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare (sono tutti ai domiciliari) emesse dal gip di Parma. In tutto sono 75 le persone coinvolte nell’inchiesta a vario titolo e 17 le aziende farmaceutiche finite nel mirino degli inquirenti.

Per l’accusa quella smantellata ieri mattina è da considerarsi una vera e propria organizzazione a cui partecipavano dirigenti medici, un dirigente del Ministero della Salute e diversi manager del campo farmaceutico per pilotare il “business” delle cure palliative e delle terapie del dolore. Il saronnese, per gli inquirenti, non sarebbe una figura marginale ma parte integrante dell’associazione a delinquere.

Il riciclaggio

Secondo il pm Giuseppe Amara, che ha coordinato le indagini, ideatore e vertice dell’organizzazione era un luminare 62 enne, dirigente medico, direttore della Struttura Complessa 2a Anestesia, Rianimazione e Terapia Antalgica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma. Sarebbe stato lui nel 2015 a costruire la fitta rete di interesse che ha portato alla creazione di due società di comodo per il riciclaggio del denaro illecito e che permettevano di acquistare immobili, auto di lusso ed anche uno yacht “Pasimafi V” che era in uso del professore universitario.

I reati contestati agli indagati sono quelli di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio, attuata nel campo della sperimentazione sanitaria e nella divulgazione scientifica per favorire le attività commerciali di imprese farmaceutiche nazionali ed estere, attraverso la commissione di abuso d’ufficio, peculato, truffa aggravata e trasferimento fraudolento di valori. L’operazione, ribattezzata Pasifami dal nome delle yatch, è scattata alle prime ore della mattinata di ieri e ha visto coinvolti oltre 200 militari del comando per la tutela della salute e dei comandi provinciali di 7 Regioni - Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria e Lazio - in 52 perquisizioni. Il gip ha anche disposto il sequestro preventivo di due società di comodo allestite per il riciclaggio del provento delle attività illecite ed il sequestro, ai fini della confisca, di quasi mezzo milione d’euro quale profitto per la commissione del reato di corruzione.


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