Uccise la moglie a coltellate. Trent’anni a Barberio
Lo stabile in via Quarto dei Mille dove si è consumato il delitto

Uccise la moglie a coltellate. Trent’anni a Barberio

È stato condannato con il rito abbreviato a 30 anni di reclusione Angelo Barberio il muratore di 44 anni che la mattina del 12 aprile del 2015 uccise a coltellate la moglie, dalla quale si stava separando, Francesca La Pera di 39 anni. Un delitto premeditato, secondo il tribunale di Busto Arsizio che ha accolto in pieno la tesi del Pm Nicola Rossato.

L’accusa

Il tribunale di Busto Arsizio, infatti, per voce del giudice Luisa Bovitutti, ha assegnato il massimo della pena riconoscendo anche l’aggravante della premeditazione. Secondo l’accusa, infatti, non si è trattato di un delitto d’impeto come, invece, aveva indicato la difesa, ma piuttosto di un piano premeditato per vendicare l’orgoglio ferito.

Pare infatti che Barberio non avesse accettato e non si fosse rassegnato all’idea che la moglie lo stesse lasciando, finendo magari tra le braccia di qualcun altro. Una circostanza vissuta come un’onta inaccettabile, tanto da spingerlo a inventarsi una banale scusa per farsi raggiungere a casa.

La storia

La drammatica storia è nota. Una vicenda anche molto dolorosa che ha colpito nel profondo la comunità di Gerenzano. Erano stati, infatti, giorni molto duri per gli abitanti del posto, catapultati in una dimensione sconosciuta. Era domenica 5 aprile. Barberio aveva colpito a morte la moglie, ferendo anche se stesso. A lanciare l’allarme erano stati i due figli della coppia, di 15 e 21 anni.

Al momento dei fatti, in casa c’era la figlia, ma poco più tardi sarebbe rientrato anche il fratello maggiore. Di fronte alla scena del corpo senza vita della mamma e del papà agonizzante, si erano subito precipitati in cortile chiedendo aiuto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Saronno e i mezzi del 118. Per la donna non c’era più nulla da fare: il marito era stato stabilizzato e trasportato d’urgenza in ospedale a Monza. All’inizio sembrava che il tragico epilogo fosse la conseguenza di un violento litigio: in realtà le indagini condotte dalla Procura di Busto Arsizio hanno stabilito che non ci sarebbe stato alcun litigio. L’uomo aveva colpito probabilmente perché non si era rassegnato all’idea che la compagna potesse andare via con qualcun altro. E che la separazione già in atto potesse diventare un fatto definitivo. Il tribunale di Busto Arsizio, inoltre, ha riconosciuto ai familiari della vittima un risarcimento complessivo di 700 mila euro.


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