A fuoco l’ex Enel di Biumo. È il rifugio dei disperati

A fuoco l’ex Enel di Biumo. È il rifugio dei disperati

Gli abitanti si lamentano da tempo. Zanzi: «Se accade qualcosa il privato è responsabile»

Brucia il rifugio dei disperati: nella notte tra martedì e mercoledì è andato a fuoco il primo piano dell’ex sede Enel di via Merini. L’area dismessa da tempo è diventato rifugio per senza tetto, «soprattutto stranieri», dicono i residenti, «clandestini forse», dicono i Giovani Padani che settimana scorsa avevano già sollevato il problema. Il vicesindaco Daniele Zanzi incalza: «La situazione è nota da tempo. Abbiamo già intimato ai privati proprietari dell’area di chiudere tutti gli accessi mettendo il luogo in sicurezza. L’edificio è di proprietà di una società Altotesina: ad oggi non hanno fatto nulla. Se qualcuno si farà male, a questo punto, sarà responsabilità loro». L’incendio è divampato intorno alla mezzanotte tra martedì e mercoledì. Secondo gli accertamenti eseguiti da vigili del fuoco e soprattutto dagli agenti della squadra volante della Questura di Varese, un fuoco, non è chiaro se scaturito da un fornelletto oppure da un piccolo falò, è sfuggito di mano a chi lo aveva acceso incendiando diversi bivacchi. In fumo sono andati materassi e coperte sistemati come giacigli di fortuna, scatole contenenti cibo, vestiti. È apparso chiaro a chi è intervenuto che il luogo è stato trasformato in un ricovero per senza tetto che hanno occupato abusivamente lo stabile in cerca di un rifugio dal gelo invernale. «Si tratta di stranieri», raccontano i residenti. «Persone di colore che abbiamo visto entrare e uscire dall’edificio nei giorni». Residenti che aggiungono un dettaglio: «L’altra notte tra il fumo e le fiamme - raccontano - abbiamo visto parecchie persone scappare. Uscire di corsa dall’edificio». È per puro caso che nessuno è rimasto ferito. Gli abusivi avrebbero potuto restare intossicati o peggio rimanere ustionati tra le coperte e il cartone. «È pericoloso per noi, che non sappiamo chi siano queste persone, se sono regolati, se sono controllate, e per loro - dicono i residenti - che rischiano la vita in condizioni disumane». Zanzi dice: «Abbiamo già contattato i privati proprietari dell’area - spiega il vicesindaco - abbiamo ordinato loro di mettere in sicurezza lo stabile. Siamo già entrati: c’era un albero pericolante per minacciava di cadere e ferire qualcuno. Hanno rimosso l’albero. Adesso gli abbiamo ordinato di chiudere tutti gli accessi all’edificio in modo che non possa più essere teatro di bivacchi». Le risposte sono state nulle, se non tardive. «Purtroppo è la normativa che non funziona - dice Zanzi - il Comune, in caso di mancato rispetto dell’ordinanza da parte del privato, il Comune potrà intervenire a sue spese, salvo poi rifarsi, per le spese, sul privato inadempiente. Parliamo di cifre importanti, cifre pesanti per un ente pubblico, che il Comune recupererà in anni o forse mai se la società proprietaria dell’immobile, non so se questo è il caso ma abbiamo altri esempi, è in fallimento».

Tempi biblici. «Che mettono in difficoltà un ente pubblico - spiega Zanzi - Tempi che io, da imprenditore privato, trovo inaccettabili, ma ai quali il pubblico deve sottostare”» E se accade qualcosa? «Il Comune ha fatto ogni passo necessario - conclude Zanzi - se accade qualcosa all’interno dell’area il privato, che non ha messo in sicurezza l’area, sarà responsabile. E purtroppo quella dell’ex sede Enel non è la sola situazione critica in città. Noi monitoriamo ma i privati non collaborano assolutamente e per il Comune sobbarcarsi costi da centinaia di migliaia di euro è cosa da ponderare».


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