«A Varese 230 profughi»
Non convince anche la provenienza

«A Varese 230 profughi»

I dati - Le cifre diffuse dall’assessore Molinari non convincono l’assessore Piatti

VARESE - I conti non tornano. Secondo il consigliere della Lega Nord, Carlo Piatti, gli immigrati presenti a Varese e in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati, sarebbero troppi e di dubbia provenienza. Stando alla risposta dell’assessore ai servizi sociali, Roberto Molinari, sono in totale 230: «Ottanta sono alloggiati all’Hotel Plaza di Masnago dal mese di luglio, per effetto del bando della Prefettura vinto dalla Fondazione Arca – scrive l’assessore - I restanti sono arrivati precedentemente all’insediamento della giunta Galimberti, quindi durante il mandato del sindaco Fontana». Ne avanzano 150, «un numero elevato che non mi risulta – commenta Piatti, che nella precedente amministrazione era assessore alla Sicurezza – A Varese erano presenti solo i richiedenti asilo ospitati in via Pola. I conti non tornano». E a Piatti non convince neanche la provenienza degli immigrati che «dai dati forniti dalla Prefettura – scrive Molinari – provengono dalla Nigeria, dal Congo, Ghana, Senegal…». Dal Centro- Sud Africa quindi, «dove non mi risulta sia in atto guerre o conflitti – sottolinea Piatti – da cui poi scapperebbero prevalentemente donne, anziani e bambini. Invece arrivano solo uomini in giovane età». 230 immigrati che alloggiano anche nei Cas, i centri di accoglienza straordinaria, come quello di via Cairoli, sui cui standard igienico-sanitari e sulle condizioni di accoglienza vigilano «soggetti competenti territorialmente – sottolinea Molinari – sulla base di protocolli operativi della Prefettura». La situazione comunque continua a non convincere Piatti. «Mi auguro di essere smentito, ma temo che l’accoglienza varesina sia fin troppo generosa e presto arriveranno altri immigrati che, data la lentezza con cui la Commissione territoriale di Milano esamina le pratiche di richiesta di asilo, rischiano di restare in città per due/tre anni».


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