Autonomia: sì o no? «Ragazzi, ecco le risposte»
Immagini della serata di mercoledì a Castellanza, organizzata da Area Giovani, che ha riscosso un grandissimo successo di pubblico: c’è voglia di saperne di più (Foto by Varese Press)

Autonomia: sì o no? «Ragazzi, ecco le risposte»

Avevamo raccolto i dubbi degli studenti diciottenni, ecco i chiarimenti di Giorgio Ginelli. Mercoledì sera a Castellanza sala strapiena per l’incontro organizzato da Area Giovani, tra aperture e frecciate

Referendum per l’autonomia, i dubbi degli studenti e le risposte di chi sostiene la consultazione. Ai quesiti sulla consultazione di domenica, raccolti tra i “diciottenni” che frequentano le scuole superiori varesine, risponde uno dei fondatori del comitato degli amministratori locali di centrodestra per il Sì, il sindaco di Jerago con Orago Giorgio Ginelli.

Vincesse il sì, come si potrà davvero realizzare l’autonomia della Lombardia?

Aprendo dal giorno dopo la trattativa per l’intesa con il governo centrale, grazie al forte consenso popolare.

Il referendum è davvero lo strumento più idoneo per arrivare all’autonomia? Non esistono altre procedure?

Il referendum è uno strumento costituzionale legittimo, in base ad una sentenza della Corte Costituzionale. È anche necessario per aggiungere un elemento importante e nuovo alla trattativa che, avviata con la semplice richiesta come fatto dal governatore dell’Emilia Romagna, finora è sempre naufragata, dal 2003 in varie regioni, Toscana, Piemonte, Lombardia nel 2007 e Veneto due volte.

Perché spendere tanti soldi pubblici (46 milioni, ndr) per un referendum se l’autonomia può essere raggiunta in altro modo?

Se in 15 anni nessuna Regione è arrivata in porto, incontrando la resistenza del centralismo, dobbiamo interrogarci sulla via costituzionale: lo strumento referendario è una forma di persuasione democratica nei confronti del governo centrale. È il valore aggiunto, determinante: ecco perché servono un voto popolare convinto e una forte affluenza alle urne. I 46 milioni? La democrazia costa, ma per quello che andiamo a chiedere, a fronte di 54 miliardi di residuo fiscale, è persino poco. Non è che ci fosse stata un’altra via: quando Lombardia e Veneto hanno chiesto di far sì che la consultazione avvenisse in concomitanza di altre tornate elettorali amministrative o referendarie, già dal 2015, il governo centrale ha sempre risposto picche. Negando così un possibile risparmio di 20 milioni di euro. Poi ci sono i tablet, per un investimento di 22 milioni, che rimarranno nelle scuole, inoltre sono stati instaurati canali di trasmissione telematica tra gli enti locali e Regione Lombardia che in futuro potranno essere utilizzati per la comunicazione.

Se vincesse il sì, quali sono le migliorie che davvero verranno apportate in Regione e con quali tempistiche?

La tempistica è sicuramente lunga: il percorso costituzionale prevede di andare a configurare una legge, su proposta del governo, da approvare a maggioranza assoluta nei due rami del Paralmento. Una legge che dovrà comportare l’ottenimento di nuove competenze, di conseguenza alcune risorse rimarranno alla Regione perché avrà da fare del “lavoro” in più. Quali? A mio avviso si tratta su tutto, le quattro esclusive (ordinamento della giustizia di pace, tutela dei beni culturali, tutela dell’ambiente e norme generali sull’istruzione) e le 22 concorrenti tra Stato e Regioni. Sarà una trattativa per strappare una concessione dallo Stato centrale: sarà difficile e lunga, sarà una dura battaglia, ecco perché ritengo fondamentale che già dal 23 ottobre emerga una linea lombarda compatta al di là degli schieramenti politici, per poter andare alla trattativa più forti e uniti. Non a portare la richiesta di un partito x o y, ma di tutta la Lombardia. Che, essendo locomotiva dello Stato italiano, chiede di vedersi assegnate maggiori competenze, quindi maggior lavoro, ma perché lo sa fare meglio, consapevole che se la locomotiva corre forte , si trascina tutti gli altri vagoni.


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