Blackout e disagi? «Colpa delle piante, in pochi le curano»

Blackout e disagi? «Colpa delle piante, in pochi le curano»

Molti gli alberi crollati sulle strade anche in città. L’assessore Santinon: «La situazione peggiorerà». E ora Enel potrebbe chiedere i danni ai privati

VARESE - È stata di certo una nevicata eccezionale per il periodo, quella che si è abbattuta sabato sul Varesotto. Ma nonostante ciò, si fatica a comprendere come sia stato possibile che la nostra provincia abbia registrato così tanti disagi e disservizi. Intere aree sono rimaste prive di luce e acqua: nella mattinata di ieri erano ancora circa un migliaio le persone che ancora senza elettricità, riscaldamento, e acqua e soltanto alle 12 di ieri i tecnici di Enel hanno ripristinato tutte le utenze.

24 ore da incubo

Ma che cosa ha causato tutti questi disagi? Gran parte della responsabilità è imputabile ad alberi e piante non potate o potate male di proprietà di privati. Come nel caso di via Sant’Antonio a Varese dove, sabato, il ramo di un cedro monumentale con un diametro di circa 50 centimetri si è spezzato sotto il peso della neve tranciando un traliccio della luce. I boschi del Sacro Monte e del Campo di Fiori ieri sembravano un cimitero. Ma la stessa situazione si è verificata in molte zone della nostra provincia. Queste piante, che non hanno retto il peso della neve - peraltro non eccezionale, considerato che a Varese si sono registrate nevicate ben più importanti in passato - hanno tranciato molti cavi Enel, lasciando così molte aree della provincia priva di elettricità. E di conseguenza, in molti casi, anche di riscaldamento. In alcune zone, il blackout è durato circa 24 ore. Enel potrebbe anche decidere di richiedere il risarcimento danni ai privati responsabili di questi disagi.

Costi a nostro carico

«Quello dei rami spezzati di alberi di proprietà di privati é un problema che è destinato a peggiorare negli anni - spiega l’assessore al Verde Pubblico di Varese, Riccardo Santinon - I privati non potano le proprie piante un po’ per menefreghismo, un po’ per ragioni economiche e, in alcuni casi, perché non sanno di averle. Ci sono persone che hanno ereditato porzioni di bosco e non sanno nemmeno dove si trovino». Il Comune può fare poco. «Possiamo sollecitare i cittadini a fare manutenzione alle proprie aree verdi, ma non possiamo emettere un’ordinanza perché ci andremmo a scontrare con due problematiche: gli ambientalisti che gridano allo scempio se imponiamo delle potature e il fatto che, se poi il privato non ottempera all’ordinanza, è Palazzo Estense che deve intervenire facendosi carico delle spese. Si tratterebbe di centinaia di euro presi dai bilanci comunali che poi non tornerebbero più indietro». Così, l’assessore ha pensato di avanzare una proposta alla giunta. «Offrire consulenza gratuita da parte dei tecnici comunali a chiunque volesse conoscere lo stato di salute delle proprie piante. Inoltre, aprire un bando di circa 50 mila euro: questi fondi verranno destinati a coloro che vogliono potare le proprie piante, ma non hanno i soldi per farlo. Il 50% della spesa gliela copre il Comune».

Serve un generatore bis?

Abbiamo chiarito le ragioni del blackout elettrico. Ora cerchiamo di capire il perché del l’isolamento idrico. Le centrali della Valle della Bevera, della Val sorda e di Luvinate funzionano grazie a pompe elettriche. Essendo venuta a mancare l’elettricità queste pompe hanno smesso di funzionare e Aspem Reti non ha un generatore d’emergenza da mettere in campo in queste situazioni, tanto che sabato Enel si era offerta di mettere a disposizione un suo generatore, «ma il rimorchio non è riuscito a raggiungere la Bevera a causa del maltempo - spiega il presidente Aspem, William Malnati - Così, ci si è dovuti arrangiare con le riserve conservate nei serbatoi». Ma queste riserve non sono sufficienti a garantire acqua a tutti gli utenti afferenti ad Aspem Reti. Inoltre,questi serbatoi hanno una capienza tale da permettere una copertura non superiore alle 24 ore.


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