Caso Uva, tutti assolti. La rabbia della sorella: «Non mi arrendo»
Le strette d i mano degli avvocati della difesa al termine del processo; Lucia Uva alle telecamere sfoga la sua delusione

Caso Uva, tutti assolti. La rabbia della sorella: «Non mi arrendo»

Caso Uva - Ieri alla 19 la sentenza della Corte d’Assise per i sei poliziotti e i due carabinieri. Dopo otto anni

VARESE - Morte di Giuseppe Uva: non ci fu nessun pestaggio. Tutti assolti con formula piena gli otto imputati: sei poliziotti e due carabinieri. La sentenza pronunciata ieri pochi minuti prima delle 19 dalla Corte d’Assise presieduta da Vito Piglionica dopo quattro ore e mezza circa di camera di consiglio. Una sentenza che rispecchia l’andamento del processo. Nessuna lesione è stata portata agli atti, grossa incongruenza se si parla di un violento pestaggio, «nessun indizio, non parlo di prove – come ha detto il procuratore di Varese Daniela Borgonovo durante la sua requisitoria al termine della quale chiese l’assoluzione per tutti gli imputati – è stata presentata in questo processo».

I colleghi accanto a loro

E l’assoluzione è arrivata, con formula piena. La Corte li ha assolti per non aver commesso il fatto su tre capi di imputazione tra cui l’omicidio preterintenzionale. Mentre ha riqualificato l’arresto illegale in sequestro di persona e li ha comunque assolti. Riqualificazione di reato chiesta, in sede di replica, dalle parti civili e accolta dalla corte. Una scelta che non lascia ombre: l’arresto illegale era prescritto, il sequestro di persona no. L’aver accolto la richiesta di riqualificazione del reato e l’aver assolto tutti gli imputati anche da questo reato non prescritto è scelta cristallina: nessuna dietrologia potrà essere portata avanti. E al momento della lettura della sentenza l’aula bunker ieri era piena di poliziotti e carabinieri. Colleghi degli imputati. Nessuno, nemmeno gli otto che da otto anni si ritrovano accusati dai familiari di Uva di essere assassini, ha esultato. Non un gesto fuori posto. Le strette di mano con gli avvocati e gli abbracci sono arrivati dopo che la corte aveva lasciato l’aula. «C’è soddisfazione – spiega Luca Marsico, uno dei difensori degli otto imputati – Dopo un anno e sette mesi di processo giustizia è stata fatta. Ogni aspetto della vicenda è stato analizzato a fondo. Non ci sono ombre. Alcuni testimonianze hanno fornito ragguagli estremamente precisi sull’accaduto, altre si sono rivelate del tutto inattendibili».

La sorella: «Me l’aspettavo»

Tra queste quella di Alberto Bigioggero, l’amico di Uva che con lui fu fermato nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2008 in via Dandolo, quando ubriachi «ululavano alla luna», disse Bigioggero buttando transenne in mezzo alla strada. Bigioggero si contraddisse continuamente durante la testimonianza, tanto che il presidente Piglionica lo avvisò di rischiare una denuncia per falsa testimonianza. Lucia Uva, la sorella di Giuseppe che da sempre ha sostenuto la tesi del pestaggio, ieri in aula era fornita di magliette. Più di una. L’ultima rossa, post sentenza, sulla schiena aveva la scritta: “Imputati. Articolo 530. Tutti assolti per non aver commesso il fatto”. Lucia Uva ha ribadito quello che già la figlia aveva gridato in aula: «Ce lo aspettavamo. Giustizia sarà fatta soltanto quanto una cosa così capiterà a loro e ai loro familiari», ha detto calzando le orme della rabbia della figlia e riferendosi agli imputati. «Io comunque non mi arrendo». La procura però non farà appello. Le parti civili hanno possibilità estremamente risicate di arrivare sole ad un secondo grado. Il processo potrebbe essere chiuso.


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