«Galimberti fa politica, non amministra...»

«Galimberti fa politica, non amministra...»

Il dirigente di punta di Forza Italia Nino Caianiello parla della politica varesina e nazionale. Ne ha per tutti: «Cassani è molto social, è ora di concretizzare. Antonelli sindaco di tutti»

«Galimberti? Fa politica e non amministra. Antonelli? Sindaco anche di una parte dell’opposizione. Cassani? Molto social, ma è ora di concretizzare. Minniti? Un ottimo ministro degli interni per il centrodestra». Nino Caianiello, dirigente di primo piano di Forza Italia in provincia di Varese, va a ruota libera sulla politica nazionale, regionale e provinciale, all’inizio di una stagione caldissima, che culminerà nelle campagne elettorali per Roma e per il Palazzo Lombardia. Tenetevi forte.

Partiamo dalle città. Come vede Varese ad un anno dalla sconfitta elettorale?

A mio modesto avviso, Varese è il classico esempio dell’incapacità di amministrare del centrosinistra. Si presentano con idee e contenuti che piacciono ai buonisti, ma quando arrivano ad amministrare dimostrano la loro totale incapacità, sia nel concretizzare le balle elettorali che propongono, che nell’avere una capacità di affrontare i problemi. Il caso dei parcheggi a Varese grida vendetta, ed è la dimostrazione di una prosopopea radical chic che va a toccare il cittadino, non solo nelle tasche ma anche nel tempo.

Sta dicendo che è stata una scelta ideologica?


Qualcuno ha detto che bisogna essere più pratici. Sì, amministrare vuol dire essere pratici. Il problema del sindaco Davide Galimberti è che lui cerca di fare politica, non amministrazione. Se uno governa com’è giusto che sia, si dedica all’amministrazione, cercando di concretizzare quello che ha promesso ai cittadini in campagna elettorale, mentre nel caso di Galimberti di quello che ha promesso in campagna elettorale non si è vista traccia.

Pensa dunque che Galimberti si trasformerà in un “incidente di percorso” per il centrodestra, come Guenzani a Gallarate e Cavalotti a Tradate?


A differenza di Guenzani, che con il suo mestiere di vecchio rudere democristiano, è riuscito a tenere insieme una coalizione, così come la Cavalotti a Tradate, a Varese lo sfascio è all’interno della maggioranza. I veri problemi, Galimberti, li ha solo ed esclusivamente all’interno della sua maggioranza, al di là di quel che faranno le opposizioni. Se Guenzani ha garantito la tenuta per cinque anni, Galimberti è vittima di promesse e ricatti elettorali.

Vi state già preparando per il dopo-Galimberti?

L’obiettivo è di mettere in condizioni il centrodestra di fare un’opposizione credibile e dimostrare l’incapacità del centrosinistra nel realizzare le balle elettorali che ha promesso. I tempi dell’organizzazione pre-elettorale sono quelli che sono, oggi pensiamo ai problemi della gente, cerchiamo di far cambiare idee ad un centrosinistra che sta dimostrando tutti i suoi limiti, dalla chiusura delle scuole alla gestione dell’immagine pubblica della città. Vedere Varese ridotta in alcune realtà ad una casbah è un’offesa all’immagine della Città Giardino.

E a Busto Arsizio, dove la maggioranza apparentemente è compatta ma si parla già di rimpasto in giunta?


Credo che dei tagliandi nelle varie realtà possano essere fatti, basta vedere cosa fanno i Cinque Stelle a Roma, all’estremo. Emanuele Antonelli è un esempio di chi sta facendo amministrazione coniugando anche alcuni aspetti di impostazione politica. Un tagliando alla giunta bustocca, se dev’essere fatto, a livello cittadino, penso che sia più che giusto farlo. C’è sempre da migliorarsi: si parte in un modo, poi gli assestamenti si fanno in corsa. Noi non abbiamo alcun pregiudizio, la posizione del coordinamento cittadino è stata espressa chiaramente dal nostro Carmine Gorrasi.

Sente Antonelli come un sindaco vicino a Forza Italia?


Antonelli è vicino a noi perché ha avuto una militanza nel Pdl, come coordinatore e non solo. Ma secondo me Emanuele riesce anche ad essere il sindaco di una parte dell’opposizione. Ha un consenso che va anche al di fuori dell’attuale maggioranza, e mi riferisco alle cosiddette liste civiche, che non hanno nessun interesse, di fronte allo sfascio del centrosinistra bustocco, a non sostenere un’amministrazione Antonelli.

E la “sua” Gallarate a guida leghista?

È un’officina che sprizza molta verve “social”. Credo che dopo un anno di amministrazione adesso sia venuto il momento in cui si debba concretizzare l’azione amministrativa.

Intende dire meno “social” e più “arrosto”?


Personalmente non sono accanito sui social, ma credo che sia anche giusto questo modo di comunicare più friendly e aperto, che crea la capacità di poter raggiungere i cittadini. Ma, forse per l’età, sono anche abituato al concretizzare e al dare risposte alle esigenze dei cittadini.

Il mancato rimpiazzo dell’assessore all’urbanistica la indispettisce?


Forza Italia, come la Lega in occasione della sostituzione dell’assessore ai servizi sociali, ha fatto un nome. Il sindaco ne prenda atto e se lo vuole nominare lo nomini, altrimenti mi sembra che il commissario Bilardo gli abbia detto chiaramente che l’urbanistica può anche essere gestita dal sindaco ad interim. L’importante è che si attuino i provvedimenti: in particolare l’impegno che la maggioranza aveva preso di portare avanti la variante al Pgt per impedire l’apertura dei centri commerciali voluti dal Pgt di Guenzani è un atto imperativo. Che ci sia il sindaco o l’assessore all’urbanistica di Forza Italia, per noi poco importa. Confidiamo che non si attui il Pgt di Guenzani, una programmazione territoriale che ha preso in giro i cittadini gallaratesi e che pregiudica le forme di sviluppo coordinate che un’amministrazione. Forse Guenzani era troppo preso nella programmazione del territorio e gli è sfuggito qualche “mostro”, come quello di via Roma. Potrei puntare il dito su via Montello, ma quella è una questione che riguarda la magistratura.

Qualcuno sostiene che Forza Italia in provincia di Varese sia subalterna alla Lega. Smentisce?

Non credo che Forza Italia sia subalterna alla Lega o che la Lega sia subalterna a FI. Nel centrodestra c’è una sana competizione su valori diversi, che però si integrano nella buona amministrazione. Il centrodestra a Varese è sempre stato vincente quando si è presentato unito. Ci sono sensibilità diverse, ma la condivisione dei contenuti tra la Lega e Forza Italia, ma anche Fratelli d’Italia, ha fatto sì che si sia sempre trovato il modo di tenerle insieme. Bisogna rimettere al centro le questioni sui contenuti e smussare le ambizioni e i personalismi.

Come si prepara Forza Italia alla stagione elettorale della prossima primavera?

Lara Comi e Luca Marsico hanno convocato per venerdì un coordinamento provinciale. Tra i tanti temi, c’è anche quello della riunificazione della casa dei moderati e di chi si riconosce nei valori del Partito Popolare Europeo. Proprio a chi si rifà al PPE proporremo un convegno entro la fine di settembre per delineare le prospettive. Perché credo che sia ineludibile la coesione dell’area moderata.

Il modello rilanciato lo scorso anno in provincia di Varese con il centrodestra unito si sta riproponendo anche a livello nazionale?


Credo di sì, anche se va un attimo smussata la tensione tra i cosiddetti sovranisti e l’area popolare. Però uniti si vince, e il lavoro che sta facendo Silvio Berlusconi in questo senso è meritorio.

Per questa area moderata ci sarà finalmente una rappresentanza varesina in parlamento?

Tutto dipenderà dalla legge elettorale. Se darà voce al territorio, noi questa volta a Varese punteremo le nostre migliori risorse e potremo coronare l’obiettivo di avere dei parlamentari che ci rappresentano.

Alle regionali, invece, ci sarà la lista unica dei moderati?

Io sono stato uno di quelli che ha buttato il sasso, ben consapevole del fatto che il tema, al di là della volontà degli interlocutori provinciali, riguarda un contesto più ampio, di livello regionale. E le decisioni non possono essere solo stabilite a Varese. Se la scelta passasse da Varese, un’unica lista moderata e popolare si sarebbe compiuta, e non a caso mi ero permesso anche di fare riferimento ai consiglieri regionali uscenti, come Luca Marsico e Raffaele Cattaneo, ma anche a figure che potrebbero aderire, come Giorgio Ginelli, Marco Magrini e lo stesso Luca Ferrazzi. Senza primogeniture.

Ci faccia un pronostico per l’anno che verrà: chi sarà al governo a Roma e a Milano?

Il centrodestra. Questo è un governo nazionale che ha permesso un’invasione, un impoverimento e una disparità che sono sotto gli occhi di tutti. Il buonismo e l’accoglienza predicati dalla Chiesa sono una cosa, ma non considerare le esigenze dei cittadini italiani in nome dell’accoglienza è un’offesa al popolo italiano. Insieme ai casi di malagestione a livello bancario e i vari scandali porterà inevitabilmente il centrosinistra alla sconfitta.

Non basta Minniti per far cambiare idea agli italiani?


Minniti, osteggiato dal suo partito e da Renzi, sarebbe un ottimo ministro degli interni per il centrodestra. Ha un piglio che richiama l’attività che Berlusconi e Maroni ebbero all’epoca nel contrattare con la Libia per fermare gli sbarchi, cosa che i vari governi figli degli interessi europei, da Monti a Letta e Renzi, non hanno saputo attuare.

Da politico di lungo corso, crede che la parabola dei Cinque Stelle durerà ancora o sta per sgonfiarsi?

I Cinque Stelle si gonfiano solo attraverso le denunce della cattiva politica. Se la buona politica, quella dei partiti e non delle finte liste civiche, riesce a diventare credibile con atti amministrativi e provvedimenti a favore dello sviluppo del territorio, credo che i Cinque Stelle si sgonfino. Infatti in provincia di Varese, dove la buona amministrazione c’è stata, anche se non è perfetta, i Cinque Stelle non hanno attecchito. Posso farle un esempio emblematico?

Prego...

La vicenda delle quote Sea. La politica deve indirizzare e tutelare gli investimenti pubblici e privati nell’implementare le attività del territorio. Non si possono svendere o dismettere le partecipazioni, come ha fatto una certa sinistra, tipo Guenzani che a Gallarate ha distrutto un’azienda, o pensare di tamponare in questo modo l’emorragia dei bilanci pubblici. Per risolvere il problema dei mancati trasferimenti, bisogna saper investire, non dismettere.

Come faceva Caianiello con Amsc prima di essere “crocifisso”?


Era una partecipata che aveva un fatturato di 80 milioni di euro, oggi non c’è più.

Patrimoni su cui nota scarsa visione?


Le partecipate in provincia di Varese hanno scontato l’incapacità amministrativa del centrosinistra. Poi con il mutuo soccorso del centrodestra qualche esempio amministrativo, come Alfa e Accam, è ripartito

.

Ultimissima domanda, cosa ne pensa del referendum per l’autonomia della Lombardia?

Un segnale ulteriore della buona politica nel dar voce alla gente. Leggo delle crisi di coscienza nel centrosinistra, tra l’appoggiare il Sì e le critiche al costo della consultazione. Quando si dà voce ai cittadini su qualsiasi tipo di argomento, senza abusarne perché chi ha il mandato popolare per amministrare deve assumersi le responsabilità di governare, è uno strumento di democrazia che non ha prezzo. Chi vuole evitare la partecipazione popolare è perché non ha consenso e non ha la capacità di confrontarsi: Maroni ha fatto bene a volere il referendum, gli altri scappano e creano confusione. E poi non si possono denunciare i costi a seconda che un referendum piaccia o meno ad una parte politica: non ho sentito Alfieri o qualche altro solone chiedere quanto sia costato o sostenere che fosse inutile il referendum che ci ha fatto fare Renzi il 4 dicembre. Sono costi che hanno dato voce al popolo e qualcuno nemmeno ha tratto le conseguenze...


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