Pos e sanzioni: «Giusto», «Ingiusto» e «Obbedisco». I commercianti varesini si dividono
Corso Matteotti, storicamente la via principe del commercio varesino (Foto by Archivio)

Pos e sanzioni: «Giusto», «Ingiusto» e «Obbedisco». I commercianti varesini si dividono

E c’è anche una non banale obiezione: «Giusto pagare commissioni su acquisti di due euro?»

A partire dal prossimo 30 settembre, gli esercenti che non garantiranno il pagamento elettronico attraverso il Pos saranno soggetti a sanzione pecuniaria pari a 30 euro. A comunicarlo è stato il viceministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero: la legge vuole ridurre il gap tra l’Italia e le altre nazioni europee, con una funzione, inoltre, anti-evasiva. La Confesercenti ha diramato qualche numero su scala nazionale riguardo all’utilizzo del Pos: negli ultimi anni i dispositivi che permettono la transizione elettronica di denaro sono in aumento, soltanto nel 2016 sono stati installati 235 mila Pos in più rispetto all’anno precedente, e circa 800 mila rispetto al 2011. L’andamento rilevato dall’associazione indica che la popolazione preferisce pagare con la carta di credito piuttosto che col bancomat, tipo di carta che, in circolazione, passa dai 36 milioni del 2011 ai 54 milioni del 2016.

Tuttavia, alcune categorie di commercianti saranno esentate da tale obbligo, si tratta di una serie di professionisti con partita iva che non emettono direttamente la ricevuta all’utente finale, a farne parte sono ad esempio gli avvocati di studi legali associati, che fatturano allo studio legale di appartenenza e successivamente vengono retribuiti attraverso bonifico bancario.

Immediato è stato il forte dissenso da parte delle imprese su tutto il territorio nazionale, disapprovazione condivisa anche dalle attività commerciali del centro di Varese: «È una cosa ingiusta. Non ce l’ho e non lo vorrei proprio avere il Pos. È una spesa inutile e non c’è convenienza nel caso di acquisti di pochi euro, a guadagnarci sono come sempre le banche, invece i commercianti devono pagare il comodato d’uso del dispositivo che non è gratuito e la connessione telefonica, senza contare la commissione su ogni transazione. Purtroppo dovrò mobilitarmi per garantire il servizio entro settembre, anche perché tempo fa ho già preso un verbale da oltre 200 euro, per uno scontrino non emesso di una spesa pari a 0,99 centesimi, quindi altri 30 euro non glieli voglio proprio dare allo Stato».

Questo è lo sfogo di uno dei soci del negozio “Novantanove cent” di piazza XX settembre a Varese, disappunto che trova appoggio anche nelle parole del titolare dello storico negozio “Corvi” di corso Matteotti: «Non sono né favorevole né contrario, è una legge introdotta dallo Stato, e per tale motivo dovrebbe prendersi in carico i costi di gestione come avviene nella maggior parte d’Europa. Una piccola nota positiva la voglio raccontare però: è davvero divertente vedere le persone anziane venire in cassa e “sventolare” con un certo orgoglio la propria carta di credito. Esibendo ai presenti in negozio il loro “stare al passo con i tempi”, nonostante l’età non più troppo verde».

A prenderla con filosofia invece è uno dei soci del bar “Il Cavedio”: «Sono d’accordo perché è una comodità per il cliente, anch’io spesso ne usufruisco quando devo acquistare qualcosa. Ciononostante, è comunque un costo per l’esercente, e andare a pagare una commissione su una spesa di 1 o 2 euro non ne vale la pena. Per non sbagliare, se venisse qualcuno a pagarmi un bicchiere d’acqua con il bancomat, non ci penserei due volte, glielo offrirei».


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