«Ha svolto un prezioso servizio per la Chiesa e la società italiana»

«Ha svolto un prezioso servizio per la Chiesa e la società italiana»

Le parole di riconoscenza del Santo Padre per il Cardinal Nicora. Tutta Varese in lutto

La stima e la riconoscenza di Papa Francesco nel ricordo del cardinal Attilio Nicora. È scomparso sabato sera il porporato varesino, Legato Pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi, presidente emerito dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e dell’Autorità di informazione finanziaria.

Il cordoglio della Chiesa è unanime dal cardinale Angelo Scola e di tutta la Diocesi natia di Milano a quello di papa Bergoglio che nel telegramma alla famiglia ha scritto: «Egli lascia un ricordo carico di stima e di riconoscenza per il prezioso servizio offerto con singolare competenza sia alla Chiesa sia alla società civile in Italia, specialmente nel campo giuridico in ordine alla revisione del concordato lateranense e all’attuazione del sistema di sostegno economico alla Chiesa cattolica e di sostentamento del clero, sia alla Santa sede, quale presidente rigoroso e lungimirante prima dell’Apsa e poi dell’Aif».

«Era ricoverato da qualche giorno, per un intervento chirurgico dopo una frattura. Le cose sono precipitate in maniera imprevista - racconta Carlo Nicora, fratello del cardinale - Si è sempre sentito varesino. Era altrove da tempo e veniva saltuariamente, ma non mancava mai di celebrare nella Basilica di San Vittore. Non sono io a poter dire quale sia stato il suo rilievo. So che le responsabilità affidategli sono sempre state svolte con impegno, responsabilizzazione e sempre con un alto spirito di dedizione».

Per i fedeli del centro era una felice prassi quella di trovare il cardinal Attilio sull’altare durante le vacanze di Natale, come l’ultima domenica del 2014 quando aveva presieduto la scusandosi per aver predicato seduto a causa di una gamba dolorante. «Avevo il rammarico – aveva spiegato al termine della funzione - perché era troppo tempo che non tornavo a Varese. E visto che sto un po’ meglio ultimamente, ho deciso di venire». Si era poi fermato per qualche giorno in città per stare con la famiglia: il fratello, quattro nipoti e otto pronipoti.

L’immagine è quella di una persona «diritta, limpida, giusta e riservata». Così lo ricorda l’amico e vescovo varesino, monsignor Giovanni Giudici. «Lo ricordo come un giovane della città molto attivo nell’azione cattolica e nel suo oratorio. Avevo con Nicora un rapporto di antica data che risale ai miei 15 anni e ai 18, quando entrambi frequentavamo il “Cairoli”».

Hanno condiviso anche gli anni di studio a Teologia. «Pur avendo differenza d’età, ci siamo ritrovati insieme, io ho iniziato dopo la maturità e lui al termine degli studi in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano». L’amicizia è continuata negli anni, «siamo sempre rimasti in contatto per le esperienze importanti e secondo le diverse mansioni affidateci nella Chiesa. È stato professore di diritto in seminario, rettore della teologia e poi di tutto il seminario Milanese. Ci siamo sempre sentiti, condividendo pensieri, speranze e attese».

Per Giudici «è stata personalità significativa per Chiesa, seguendo un aspetto delicato quale l’economia per la Santa Sede. Dobbiamo a lui l’attuale stesura del Concordato, con tutti gli aspetti di positività che ha portato alle nostre comunità, in ordine alla chiarezza nei rapporti tra Chiesa e Stato, alla responsabilità dei laici nel sostegno della loro chiese e parrocchie».


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