Il brand made in Sant’Ambrogio
Le creazioni della stilista Stefania Salis

Il brand made in Sant’Ambrogio

La linea di abbigliamento di Stefania Salis sta conquistando poco a poco le capitali d’Europa

Dalla Sardegna alle capitali d’Europa. Poi Barcellona e infine Sant’Ambrogio, a Varese, dove sono nati i suoi due figli: un bimbo che va ancora al nido ed Habiru, il brand di abbigliamento sartoriale con cui la fashion designer Stefania Salis sta conquistando la città, e tutta l’area insubrica, Svizzera compresa.

Il brand nasce da una parola di 4mila anni fa: «habiru», termine di derivazione Accadica usata per identificate le popolazioni senza terra della Mesopotamia. «E io mi sento un po’ nomade», racconta Stefania, nata a Cagliari una trentina di anni fa e oggi divisa tra Varese (dove vive), Barcellona (città del suo compagno) e la Sardegna, terra d’origine sempre presente. La cultura sarda, con la sua attenzione maniacale per le stoffe, l’artigianato e «l’arte di arrangiarsi», come dice lei, è un cardine delle sue creazioni, contaminate poi da altre tradizioni europee e dall’arte di strada. «In Habiru c’è l’amore per la diversità di uno spirito libero e curioso – spiega lei – Usi e costumi si contaminano e i confini si confondono, com’è nel futuro della società».

La passione per la moda creativa che nasce dal lavoro paziente delle mani, Stefania l’ha coltivata sin da bambina, quando passava ore ad osservare nonna e bisnonna che cucivano a mano i vestiti propri e delle nipoti. «Ricordo bene gli abiti in pizzo sangallo e l’uso di tessuti tradizionali, grezzi, decorati con inserti ricamati», racconta.

Dopo il diploma Stefania viaggia e vive in diverse città europee, fermandosi a lungo a Barcellona, dove collabora con vari artigiani del taglio e cucito. Poi rientra in Italia, a Varese, per ricongiungersi alle donne della sua famiglia che hanno bisogno di lei. E nel 2013 debutta il marchio Habiru, sfruttando gli spazi di casa e gli scorci più suggestivi di Sant’Ambrogio (come il parco di villa Toeplitz), per shooting e sfilate.

I suoi sono abiti non convenzionali, adatti ad uno stile di vita dinamico e in continuo movimento.

A Stefania piace giocare con i tessuti mescolando seta e felpa, jacquard e pizzo accanto a jersey e fibre tecniche per creare pezzi unici, comodi «ma anche eleganti, se abbinati in maniera raffinata», assicura. Uno streetstyle in cui il cliente è coinvolto in prima persona: «Voglio che le persone si sentano bene indossando le mie creazioni», spiega raccontando di come ogni abito sia frutto della contaminazione tra il proprio stile e quello dell’acquirente.

Ogni abito è costruito su misura, con attenzione ad evitare gli sprechi.

Punta di diamante della nuova collezione è la gonna a pieghe ispirata alle cheerleader americane con inserti e passamanerie, mentre tra i nuovi progetti c’è la collaborazione con artisti varesini del tatuaggio come Frankie Tattoo e Ale Rosa OneMoreTattoo per sviluppare i loro disegni in ricami direttamente sul tessuto o in patch da applicare. Habiruwear è su Facebook e Instagram.


© RIPRODUZIONE RISERVATA