«Il cancro è stata la mia occasione»
Adele Patrini: molti la conoscono per il grande lavoro che fa nel campo del volontariato, legato alla lotta al tumore al seno

«Il cancro è stata la mia occasione»

L’intervista - Ecco chi è Adele Patrini, vulcanica fondatrice e presidentessa dell’associazione Caos

VARESE - Questa settimana abbiamo scelto di raccontare Adele Patrini, vulcanica fondatrice e presidentessa dell’associazione Caos, per regalare un po’ di energia e positività alle donne varesine. Chi la conosce già sa, chi la scoprirà ora non potrà più fare a meno.

Molti la conoscono per il grande lavoro che fa nel campo del volontariato, legato soprattutto alla prevenzione e alla lotta al tumore al seno. Un vulcano di iniziative e un caterpillar nel raggiungere gli obiettivi.

Sono il frutto della forza delle donne, prima fra tutte, chiaramente, quella di mia madre. Milanese e adolescente nel periodo della guerra, è venuta a Varese per sfuggire ai bombardamenti e ha conosciuto mio padre, il bell’alpino dagli occhi verdi che le ha fatto perdere la testa. Era una donna creativa che mi ha trasmesso la sua vena artistica, fondamentale per rendere speciale la vita ma soprattutto il quotidiano. E il quotidiano di un’adolescente nel’68 ve lo potete immaginare. Ho abbracciato il movimento studentesco e ho partecipato in prima linea a quel moto rivoluzionario. Non dal punto di vista politico, ma da quello emozionale: il bisogno di cambiare, di trasgredire e ribellarsi. Il mio mito era Oriana Fallaci e sua la frase che più mi ha ispirato nella vita: «il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela. Quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disobbedienza». Questi sentimenti del ’68, uniti alla creatività di mamma, sono sempre stati presenti nella mia vita, anche affettiva. Mi sono sposata per la prima volta a 19 anni e a 24 ero già separata. Oggi ho un amore, Antonio, due figli (Federico e Veronica) e quattro nipoti, Gaia, Edoardo, Francesco e Mariavittoria.

Difficile immaginare Adele Patrini in veste di nonna...

Anche per me. Ogni tanto posto su Facebook delle mie foto in cui magari emerge la mia femminilità e poi sotto mia nipote, di 16 anni, mi scrive «bellissima nonna». Li si fanno i conti con la realtà.

Fare i conti con la realtà le è stato imposto dalla vita in più occasioni.

Ecco la parola giusta: occasione. Il cancro è stata la mia occasione in questa vita. Ho scoperto di avere un tumore al seno, la prima volta, a 44 anni, per caso. Quel giorno è iniziata la mia avventura, che forse non è ancora finita. È stato un viaggio impegnativo, durato 20 anni, che ha tirato fuori il meglio di me.

L’associazione Caos che presiede nasce proprio dalla sua esperienza diretta.

Sì. A Varese sono stata assistita in maniera fantastica all’Ospedale di Circolo di Varese. in cui abbiamo un eccellenza senologica di valore, dall’associazione Andos, che ha saputo darmi quel sostegno esterno di cui avevo bisogno e che non volevo chiedere alla famiglia. Perché noi donne siamo così: abbiamo bisogno di aiuto ma non vogliamo far soffrire chi ci sta accanto. Anche dopo l’operazione ho continuato a frequentare l’associazione finché non ho sentito il bisogno di personalizzare la mia esperienza e nel novembre del 2003 è nata Caos. L’associazione esprime un servizio dedicato all’universo femminile ed al percorso: prima, durante e dopo la malattia chiamando a raccolta i soggetti principali: medico, famiglia, istituzioni. Al centro della nostra attenzione un unico principio ispiratore: prendere per mano la donna ed accompagnarla nelle scelte che la riguardano.

E con la sua carica di energia tutto sembrerà più facile

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Una volta una ragazza mi disse “il cancro fa curriculum”.

E’ vero. Ho fatto la mia esperienza e adesso mi permetto di insegnare alle altre donne che si trovano a combattere contro il cancro al seno, quanto questa esperienza si possa trasformare in un’opportunità. Basta investire sull’energia, mettere in moto la creatività e votarsi alla passione.

Tutti i momenti di criticità possono diventare punto di forza e noi donne sappiamo dove andare a scovare le risorse che abbiamo dentro di noi perché questo accada.

Lei non ha mai avuto paura, per esempio, di raccontare la sua esperienza con il cancro.

Perché le storie vanno raccontate, non devono rimanere chiuse nelle singole esperienze, devono diventare un aiuto. Quindi predisponetevi all’ascolto perché potrei avere presto un’altra storia da raccontare.


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