Il “Fertility Day” visto dalle varesine. «Prima si pensi alla discriminazione»

Il “Fertility Day” visto dalle varesine. «Prima si pensi alla discriminazione»

L’evento promosso dal Ministero della Salute tra consensi e polemiche

VARESE - Il Fertility Day può essere un evento positivo, dal punto di vista dell’informazione. Ma non è di sicuro la risposta al problema del calo della natalità italiana.
L’evento promosso dal Ministero della Salute non dà risposte ai problemi che vedono, nella nostra società, sempre più donne rinunciare a divenire mamme, o scegliere di diventarlo a un’età in cui restare incinte e portare avanti una gravidanza è più difficile. E i problemi sono essenzialmente due: la “discriminazione” che ancora oggi colpisce le donne sul posto di lavoro, e i problemi economici delle giovani coppie, per le quali mettere su famiglia è un’impresa titanica.

Ne abbiamo parlato con tre donne in politica (altro settore dove storicamente è stato difficile farsi strada per il genere femminile). Ivana Perusin è direttore responsabile delle attività di pianificazione e controllo a livello Europeo di Whirlpool e assessore allo Sviluppo e Attività Produttive del Comune di Varese. Nonostante i grandi impegni lavorativi, ha due figli ed è in attesa del terzo. «Il Fertility day, visto come giornata informativa, è senz’altro un’occasione positiva - dice Perusin - perché fornire alle donne e ai giovani le giuste conoscenze rappresenta un passo in avanti. Certo poi la scelta di fare figli dipende anche da altri fattori. Mi auguro che accanto a iniziative di questo genere, ne vengano fatte altre per ridurre la denatalità». E infatti, domandando quali siano le problematiche che le donne devono affrontare, l’assessore risponde che «occorre trovare modi per facilitare alle donne la scelta della gravidanza. Servono attività di supporto, dagli asili al potenziamento dei servizi sociali. In Italia spesso ci sono i nonni ad aiutare, ma l’esperienza di altri paesi, come la Francia, dove vengono fatti più figli, dimostra come l’aiuto dello Stato conti. In Francia ci sono una serie di strumenti che danno aiuto alle mamme».
Infine, secondo Perusin, «c’è anche una questione di mentalità tutta italiana, per cui una donna, se diventa mamma, sente di dover rinunciare alla professione. In realtà le due cose possono andare insieme e l’una rafforzare l’altra. Per il cambio di mentalità occorre tempo».

Quello della mancanza di supporto da parte delle istituzioni è un dato che emerge anche dalle considerazioni della consigliera comunale di Varese 2.0 Elena Baratelli: «Ben vengano le campagne informative come questa. Le donne che decidono d’affrontare la maternità hanno bisogno di supporto. Certo il problema della denatalità è dovuto anche al fatto che le donne iniziano a lavorare ormai sempre più tardi. E quindi finché non c’è stabilità economica non fanno figli. Poi le gravidanze vengono portate avanti quando è più rischioso per la salute della donna. Mancano insomma tutti quegli strumenti che servirebbero a favorire la maternità in età giovanile».

Che il problema del calo di nascite sia legato all’instabilità economica delle giovani coppie emerge chiaramente dalle dichiarazioni della consigliera comunale di Forza Italia Carlotta Calemme. «È giusto incentivare le nascite - dice - ma è anche vero che è un momento molto difficile economicamente. Parlando con ragazzi poco più grandi di me, che vorrebbero anche mettere su famiglia a 25 anni, emerge come il principale problema sia il sostentamento economico. Lo Stato dovrebbe fornire incentivi economici, favorire le coppie che vogliono fare una famiglia. I servizi oggi sono molto carenti, in alcuni casi inesistenti, in altri, penso alle rette salatissime di alcuni asili, di difficile accesso per tutti».

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